Le macchine fotografiche analogiche

All’interno della nuove procedure fotografiche, il concetto di macchina analogica viene utilizzato, dall’inizio del 21 secolo, per segnare una demarcazione con le nuove macchine digitali. La classica fotografia analogica, vecchia più di 100 anni e nota anche come fotografia al nitrato d’argento, richiedeva un supporto chimico. Poteva trattarsi di una pellicola negativa, una pellicola per diapositive o una lastra. Su questa superficie fotosensibile, per l’azione della luce, si generava una reazione chimica grazie alla quale il supporto cambiava colore. Le foto potevano quindi essere viste o riprodotte solo dopo lo sviluppo in laboratorio. Una successiva elaborazione o ottimizzazione era possibile solo con un laborioso ritocco in laboratorio.

Quando, attraverso il sistema ottico della macchina, il supporto viene esposto alla luce, le informazioni dell’immagine sussistono unicamente in formato fisico, misurabile in segnali analogici. Inizialmente, con la reazione chimica sul supporto, le informazioni vengono fissate e, si può dire, salvate. Con l’aiuto di un secondo processo chimico in laboratorio le foto possono ora essere impresse su una carta speciale e con questo procedimento riprodotte da immagine a immagine.

Anche in altri ambiti la tecnica analogica è stata accantonata a causa della sua vulnerabilità. Per questo, anche le cassette musicali, dotate di un fragile nastro magnetico che tende ad avere uno sgradevole fruscio di sottofondo, sono state sostituite da cd o chiavette USB.

Una macchina analogica ha però qualche vantaggio rispetto alla rispettiva macchina digitale. Per esempio, è estremamente meno esposta ai danni della polvere, mentre i delicatissimi sensori delle digitali richiedono, in caso si sporchino, una pulizia molto laboriosa e costosa, o addirittura una sostituzione della macchina. O ancora, le pellicole sono un supporto che meglio tollera gli errori cromatici o di esposizione.

Leica e Voigtländer sono tra in pochissimi produttori al mondo che producono ancora macchine analogiche. La fotografia digitale ormai domina il mercato e ha confinato la fotografia analogica ad una piccola ma stabile nicchia. Anche il mercato delle pellicole o dei servizi di sviluppo si è ridotto molto ma esistono ancora molti fotografi e artisti che utilizzano la vecchia tecnica analogica e sviluppano in laboratorio le foto come si faceva prima del digitale. In questo ambito, per ottenere effetti fuori dall’ordinario, vengono ancora molto spesso usate le macchine fotografiche istantanee.

DSLR

Una macchina reflex digitale viene denominata anche „digital single lense reflex“ (DSLR). La caratteristica principale di queste macchine è la presenza di uno specchio ribaltabile che si trova tra l’obiettivo e il piano focale. Lo specchio riflette la luce che entra attraverso l’obiettivo e la proietta, capovolta, sullo schermo di messa a fuoco. Con l’aiuto di una lente convessa e di un pentaprisma, l’immagine appare poi nel verso giusto sul mirino. Quando si scatta la foto lo specchio si ribalta verso l’alto e l’immagine giunge al sensore. Il sensore- che in queste macchine è molto più grande di quello presente nelle compatte- rende possibili scatti di alta qualità anche in condizioni difficili e diminuisce gli errori, come il rumore dell’immagine.

Le reflex digitali offrono innumerevoli impostazioni per ogni genere di effetto e garantiscono immagini di alta qualità. Grazie all’autofocus e a diverse funzioni automatiche, potete usare una reflex digitale anche senza grandi competenze tecniche. Per la loro grandezza, il peso e, non da ultimo, il costo, le reflex continuano ad essere macchine adatte a scatti occasionali e non all’uso di tutti i giorni.

Le macchine DSLR reagiscono in realtà più velocemente delle compatte ma, a causa del loro meccanismo di scatto, possono effettuare un numero relativamente ridotto di foto in successione.  Solo alcuni particolari modelli, come la Canon Pellix, permettono raffiche di scatti più rapide. In questi apparecchi, al posto di uno specchio ribaltabile, vengono montati uno specchio o un prisma semitrasparente che riduce il ritardo tra lo scatto e l’esposizione. Dato che la luce viene frazionata, l’immagine nel mirino apparirà più scura e giungerà meno luce al sensore.

Le ormai superate antenate analogiche delle DSLR, le single lens reflex (SLR), hanno in realtà un meccanismo di funzionamento molto simile ma usano, al posto del sensore, una pellicola. Queste necessitavano di uno sviluppo che richiedeva dei tempi abbastanza lunghi, che oggi invece non sono più richiesti dalle macchine DSLR. Un altro vantaggio significativo delle reflex digitali è un display che permette di vedere immediatamente lo scatto realizzato e di operare subito una scelta tra le foto da tenere e quelle da scartare. Tuttavia, sui display le immagini vengono rappresentate con una risoluzione bassa e, molto spesso, foto malriuscite o con una cattiva esposizione sono visibili solo quando vengono spostate sul computer.

Per evitare foto di bassa qualità dovute ad errori nelle impostazioni, molte macchine fotografiche avvisano in caso di sovra o sotto esposizione facendo lampeggiare il settore dell’immagine che presenta l’errore. Anche con l’aiuto di un istogramma, che può essere visualizzato sul display, viene resa più semplice l’analisi dell’illuminazione dell’immagine, indipendentemente dalla capacità di riproduzione del display.

Nikon, Canon, Olympus o Sony – nella scelta del produttore bisogna sempre considerare che la maggior parte dei produttori utilizzano obiettivi e altri accessori propri, prodotti da loro. Per questo è sempre consigliabile limitarsi ad un unico sistema quando si acquistano macchine e accessori vari.

Adattatori per l’attacco delle baionette permettono, in alcuni modelli, di utilizzare anche obiettivi di differenti produttori. Ma anche in questo caso, molte funzioni automatiche non vengono, in parte o del tutto, supportate. Fujifilm utilizza, grazie ad una licenza, la baionetta F sviluppata da Nikon.

Macchine fotografiche digitali

Un apparecchio fotografico che al posto di una pellicola utilizza un sensore e un supporto per la memoria viene definito con il termine „fotocamera digitale“. Attraverso la commutazione di segnali luminosi in segnali elettrici, l’immagine viene digitalizzata e può poi essere salvata in digitale e ulteriormente elaborata. Attraverso un’adeguata interfaccia, le foto possono essere trasferite anche su altri apparecchi. Questo permette di salvare ed elaborare successivamente le foto su un computer, in modo da archiviarle, correggerle o modificarle.

Molte impostazioni per la rielaborazione e la qualità delle immagini possono essere definite in automatico dalle macchine digitali. Quando si scatta una foto, di solito è l’autofocus che imposta i giusti valori per la nitidezza mentre il filtraggio ottico si occupa di definire adeguati filtri e mosaici di colore, che di solito sono integrati nel sensore.

La prima pietra miliare nella storia della fotografia digitale è stata posta da David Paul Gregg nel 1963 con l’invenzione della macchina a disco ottico. Le immagini potevano essere salvate su un disco video solo per pochi minuti e questa funzione la rendeva la prima macchina fotografica con cui era possibile un salvataggio delle foto elettronico.

La maggior parte delle macchina digitali possono anche girare filmati. Questi però richiedono un’elevata frequenza di aggiornamento perché la risoluzione è significativamente più bassa di quella delle immagini statiche. Lo sviluppo di speciali videocamere, con una tecnica pensata ad hoc per l’uso, ha seguito quindi una strada parallela a quella delle macchine fotografiche digitali.

Nel corso degli anni, gli sviluppi tecnologici dei primi sensori e dei chip sensibili alla luce sono stati rapidissimi. Il segno di svolta in ambito tecnico è arrivato nel 1969 con la scoperta di due fisici, Willard Boyle e George Smith, del Charge-Coupled-Device (CCD). Questo chip sensibile alla luce è stato concepito in origine come supporto di memorizzazione e rendeva infatti possibile un momentaneo salvataggio delle immagini. È stato utilizzato per la prima volta in una videocamera elettrica-analogica ed è tutt’oggi, insieme al sensore CMOS, il sensore più diffuso. Produttori come Canon, Kodak e Olympus utilizzano nelle loro macchine i sensori CCD.

All’inizio degli anni 90 le macchine digitali venivano utilizzate principalmente da fotografi professionisti, per esempio in ambito giornalistico. In questo settore svolgeva un ruolo più importante la velocità con cui si trasmettevano le foto piuttosto che la qualità delle stesse.

Per l’uso privato, le macchine digitali hanno iniziato a diffondersi alla fine degli anni 90. Le prime serie sono state messe sul mercato da marchi come Apple, Casio, Kodak, Sony e Canon. La prima reflex digitale si deve a Kyocera, nel 2002, e oggi si contano un numero praticamente infinito di modelli, con prezzi e allestimenti svariati.

Grazie alle rapidissime evoluzioni della tecnologia informatica e della fotografia digitale, il mercato della fotografia, ormai saturo da anni, é rinato. Soprattutto per quello che riguarda l’ambito dei privati, si è assistito ad una vera e propria esplosione del mercato. Con prezzi sempre più bassi, le macchine digitali sono arrivate nel 2003 ad un giro d’affari superiore a quello legato agli apparecchi analogici. Anche per questo motivo la maggior parte dei produttori ha deciso di interrompere la produzione di apparecchi analogici.

Negli anni 2000 le macchine digitali sono state sempre più spesso integrate in altri apparecchi. Se una volta solo pochi cellulari avevano una fotocamera integrata, oggi questa è considerata una dotazione base in tutti i tipi di smartphone, tablet e cellulari.

Valori ISO sul display di una reflex digitale

ISO, tutti i dettagli – la sensibilità alla luce

Ognuno di noi ha sicuramente già sentito parlare di ISO, capendone probabilmente molto poco. Gli ISO, insieme al diaframma e al tempo di esposizione, svolgono però un ruolo molto importante nella fotografia analogica come in quella digitale.

Già nella fotografia analogica, i valori ISO avevano un’importante significato. In questo caso indicavano la sensibilità della pellicola e precisavano quanto la pellicola inserita nella macchina era sensibile alla luce o, detto in altro modo, quanta luce era necessaria per fotografare. Il fotografo doveva quindi conoscere a fondo le condizioni di luce prima di iniziare un qualsiasi progetto, perché il cambio della pellicola in corso d’opera risultava praticamente impossibile.

Con le macchine digitali è diventato tutto più facile. Qui le impostazioni ISO indicano la sensibilità del sensore. I valori ISO possono essere modificati dal menù ed essere così adattati di continuo alle condizioni di luce. Molte macchine digitali impostano in automatico i valori di ISO e quindi è la macchina stessa che adatta e ottimizza questi valori alle condizioni.

L’acronimo ISO sta per International Organization for Standardization, una federazione internazionale di organizzazioni nazionali per la standardizzazione. Prima della sua fondazione, venivano utilizzate, per indicare la sensibilità della pellicola, le sigle nazionali. Sulle vecchie pellicole si potevano, per esempio, trovare sigle come DIN (Deutsches Institut für Normung) o ASA (American Standards Association). Oggi viene utilizzata solo la sigla internazionale ISO.

Usare i giusti valori di ISO

Di norma, la maggior parte delle macchine fotografiche usa valori ISO compresi tra 100 e 200. Questi esprimono una bassa sensibilità alla luce e sono adatti per scattare foto in condizioni di sufficiente luce.  La situazione diventa più difficile se le condizioni di luce non sono quelle ottimali. Se anche in queste condizioni volete continuare a lavorare con valori ISO 100, dovete o aprire maggiormente il diaframma, o allungare i tempi di esposizione. Ricordate che, in questa situazione, l’utilizzo di un cavalletto è indispensabile per evitare di avere foto mosse.

Per evitare questo tipo di foto potete anche decidere di aumentare i valori ISO e quindi anche la sensibilità alla luce del sensore. In questo modo il sensore percepirà il soggetto come se questo fosse molto più chiaro. Con l’impostazione degli ISO si influenza anche il tempo di esposizione. Se variate il valore ISO da 100 a 200, si dimezza anche il tempo di esposizione necessario. Se prima era di 1/125, con il nuovo valore passa a 1/250.

I produttori di macchine fotografiche forniscono differenti indicazioni su come impostare e utilizzare i valori ISO. In generale, però, si può asserire che i valori tra 100 e 200 sono adatti a foto in ambienti sufficientemente illuminati. In caso di tempo nuvoloso, di sera o in ambienti chiusi, sono invece da preferire valori ISO tra 400 e 800. Di notte o in stanze molto buie dovreste optare per valori ISO superiori a 800. Questi sono in particolar modo adatti ai casi in cui non è permesso usare un flash, come per esempio a concerti o in musei poco illuminati.

Gli svantaggi di valori ISO elevati– il rumore

Si potrebbe pensare che un alto valore ISO potrebbe essere la soluzione perfetta per tutti i problemi di illuminazione. Non è così semplice. Quanto più alto è il valore ISO, tanto maggiore è la probabilità che nell’immagine sia presente del rumore.

In molte macchine compatte economiche si ottengono spesso risultati inutilizzabili già a partire da valori ISO 400.

La causa del cosiddetto rumore di immagine è il rumore di fondo del sensore. Alzando i valori ISO si alza anche la sensibilità del sensore e quindi anche il rumore di fondo. Quanto più alto è il valore, tanto più visibile sarà il rumore sulle immagini, sotto forma di rumore di crominanza e di luminanza.  Questi pixel bianchi o di colore sbagliato sono visibili soprattutto sulle superfici scure delle foto.

Nel caso le vostre immagini presentino del rumore, potete provare a correggere questo errore con degli specifici programmi. Alcuni software a pagamento come  Photo Ninja o Neat Image permettono di ritoccare anche a posteriori i file grezzi della vostra macchina. In questo caso, però, la vostra macchina fotografica deve essere in grado di produrre dati in formato RAW. Nonostante questi accorgimenti, non potrete comunque mai eliminare del tutto questi disturbi.

Usare con cautela elevati valori ISO

Come già scritto, valori elevati di ISO possono produrre effetti indesiderati. Quanto più bassi sono i valori ISO che avete impostato, tanto più nitide saranno le vostre foto. Se, per esempio, scegliete un valore ISO 50 non avrete nessun problema di rumore. Prestate quindi sempre molta attenzione quando decidete di cambiare i valori ISO.

Anche modificando il diaframma e il tempo di esposizione potete regolare la quantità di luce che colpisce il sensore della macchina. È sempre meglio sfruttare questa possibilità, invece di modificare gli ISO, e munirsi di un cavalletto. Non avete un cavalletto? Ovunque potete trovare muri o altri punti di appoggio stabili. In questo modo eviterete anche quelle indesiderate oscillazioni della macchina.

Un cavalletto e una buona illuminazione rendono superflui alti valori ISO

Un selfie dei propri piedi- Foto Trend 2015

Retrospettiva: i 5 trend fotografici del 2015

Quali sono i trend fotografici che hanno dominato il mondo dei social nel 2015, che ci hanno stupito o fatto ridere? Seguiteci in un viaggio a ritroso, alla scoperta dei 5 migliori trend del 2015.

Foto Trend: Selfie di tutti i generi

Un selfie dei propri piedi- Foto Trend 2015

Anche nel 2015 nessuno è rimasto indenne alla moda del selfie, da scattare rigorosamente solo dopo essersi resi presentabili. Nessuno stupore quindi che nel 2015 questo trend abbia raggiunto dimensioni inimmaginabili. Il vero senso di un selfie sarebbe in realtà quello di fotografarsi scegliendo come sfondo tante differenti ambientazioni, più o meno belle. Ma il trend del 2015 è stato il selfie dei propri piedi. Con l’hashtag #Footsie sono state pubblicate su Instagram & co una quantità infinita di foto di piedi. Di sicuro non si tratta di un trend per tutti. Anche l’amatissima duck face ha lasciato il posto nel 2015 ad un nuovo trend: il fish gape. In questi selfie le labbra non vengono più corrucciate come per dare un bacio, al contrario vengono lasciate leggermente aperte (come fanno i pesci) mentre si guarda dritto verso la macchina.

Il gadget da selfie diventato nel 2015 un vero e proprio must irrinunciabile è l’asta per i selfie. Ed è proprio con la diffusione di questo nuovo strumento che sta iniziando a prendere piede un nuovo trend, il selfie di gruppo #Ussi. Visto che usando quest’asta si riesce ad aumentare l’ampiezza dell’inquadratura, diventa possibile fare dei selfie con più di due o tre persone.

Foto Trend: Selfie con animali

Un cane “si scatta” un selfie

Fin dall’inizio di Internet gli animali sono stati una delle mode più in voga. Anche nel 2015 ci sono state molte idee creative per realizzare scatti divertenti ai propri animali. L’idea più facile, ma anche una delle più divertenti: creare una foto che dia l’impressione che l’animale stesso si stia scattando un selfie. Per farlo è sufficiente posizionare l’animale davanti alla lente, mettere la zampa dell’animale tesa verso la macchina e aspettare il giusto momento per scattare il selfie. Questo trend non si è limitato ai soli animali domestici. I social si sono riempiti anche di selfie di animali selvaggi, ripresi grazie all’aiuto di droni. I droni infatti tendono a sbattere contro le cime degli alberi in caso di vento e questo permette di scattare delle bellissime foto spontanee. Gli animali, infatti, vengono attirati dal drone e inconsapevoli volgono lo sguardo verso la macchina fotografica.

Foto Trend: Quando l’età non conta

Anche gli anziani non rinunciano ai selfie

„Forever young“ – così si intitola una meravigliosa canzone di Bob Dylan del 1970, ma è anche il motto di tutti coloro che vogliono rimanere giovani. Il desiderio di rimanere giovani in eterno è stato protagonista di molti scatti del 2015. L’obiettivo è quello di mostrare al mondo che non sempre l’età che ci si sente coincide con quella scritta sulla carta d’identità. Per questo, molti anziani, uomini e donne, si mostrano nelle foto mentre balzano in giro per le strade con uno skatebord, si vestono in modo giovanile o impugnano uno smartphone per mandare, pieni di orgoglio, un selfie ai nipoti.

Foto Trend: Nostalgia

La moda della nostalgia: le foto scattate con le vecchie Polaroid

La voglia di ritornare ai tempi passati ha colpito nel 2015 anche il mondo della fotografia. Si è riaperta così la caccia a vecchie tecniche fotografiche e sono state recuperate dall’oblio le foto istantanee o le macchine per la lomografia. Un trend in aumento rispetto agli anni passati. Mentre all’inizio dell’era digitale le vendite delle macchine Polaroid è di fatto crollato, oggi si registra un significativo aumento. Nuovi modelli e una maggiore qualità delle foto sono tra i motivi che hanno portato a rivalutare le vecchie tecniche. Il motto dice: non più 1000 foto di un singolo momento, ma un’immagine mirata che si può tenere subito tra le mani. E anche per l’elaborazione delle foto, sono tornati in voga il vecchio bianco e nero o i colori seppia degli esordi della fotografia.

Foto Trend: Immagini in movimento

Una sequenza video da realizzare con Instagram

Piattaforme come Instagram o Facebook hanno aperto la strada a questo nuovo trend. Brevi sequenze di video o piccole immagini animate in GIF hanno conquistato il web e grazie a Snapchat, Vine und Co. sono diventate uno dei must del 2015. Un’applicazione in particolare è stata sulla bocca di tutti nell’anno appena passato: Snapchat. Con l’applicazione è possibile creare dei video di 10 secondi che danno una panoramica generale della giornata di chi ha prodotto il video. Visto che questi video vengono cancellati in automatico dopo 24 ore, permettono spesso di scoprire aspetti curiosi e insoliti della vita degli altri. Le piattaforme come Vine mettono invece in primo piano l’umorismo. Clip, impegnativi da realizzare, ma della durata di soli 6 secondi e pensati per far fare due risate a chi li riceve. Un vero professionista di Vine deve quindi preparare prima uno story board, in modo da sfruttare al meglio ogni millesimo di secondo. Instagram, invece, viene usata maggiormente dall’industria della bellezza, per creare dei clip di 30 secondi in cui vengono date delle istruzioni di make up che vengono poi condivise in tutto il mondo. Tramite delle immagini velocizzate, le utenti possono imparare in pochi secondi a realizzare l’effetto smoky-eyes e a truccarsi da sole.

HDR

Un’immagine realizzata con la tecnica HDR è una foto digitale molto ricca di particolari e che presenta una maggiore differenza di luminosità. L’acronimo sta per High Dynamic Range, cioè „immagine con un elevato intervallo dinamico“. Questi tipi di foto sono in grado di riprodurre un intervallo di contrasto molto più elevato rispetto alle tradizionali foto, chiamate infatti col termine Low Dynamic Range.

I 256 livelli di luminosità utilizzati nella normale prassi spesso non sono sufficienti a cogliere e riprodurre a pieno le differenze di luminosità presenti in natura. Le foto HDR cercano quindi di avvicinare l’intervallo dinamico della macchina fotografica agli occhi umani. Purtroppo, la maggior parte dei display così come le stampe, non sono in grado di realizzare questo compito.  Tuttavia, partendo da foto HDR si possono ottenere foto LDR, adatte ad essere esposte,

in grado di riprodurre un intervallo dinamico nettamente superiore.

Produzione delle foto HDR

Ci sono diversi modi di produrre una foto HDR. Alcune speciali macchine fotografiche sono in grado di riprodurre un intervallo dinamico maggiore di quello prodotto dalle tradizionali macchine digitali. Recenti  sviluppi superano addirittura la sensibilità e l’intervallo dinamico degli occhi umani. Con dei costi intorno ai 50.000 dollari americani, queste apparecchiature speciali non sono alla portata di tutti e vengono utilizzate solo in ambito professionale.

Per i dilettanti c’è invece l’opportunità di sfruttare il cosiddetto bracketing. Con questa tecnica vengono combinate almeno tre diverse foto di un determinato soggetto e, tramite un software specifico, si crea un’immagine HDR. Sulla foto finale ogni sezione della foto deve essere, almeno una volta, illuminata correttamente. Un problema per questo tipo di tecnica, sono i soggetti in movimento. Per questo è importante evitare oscillazioni della macchina già quando si scattano le singole foto. Vi consigliamo, quindi, di procurarvi un cavalletto prima di iniziare questo tipo di lavoro.

Molte macchine digitali di alta qualità, ma anche tante compatte di medio prezzo, sono in grado di generare una foto HDR partendo da tante singole foto. Per farlo, dovete selezionare la funzione HDR che trovate sulla vostra macchina. Questo programma segue il principio appena descritto: tante singole foto con differente illuminazione vengono compensate dal processore della macchina  e unite per creare un’unica foto HDR.

Una terza possibilità per la produzione di foto HDR è il rendering attraverso un software 3D. Questa tecnica viene di solito usata per creare i giochi per il computer dove i giocatori si spostano spesso da ambientazioni molto chiare a molto scure.

ISO

La International Organization for Standardization, abbreviata ISO, é una federazione internazionale che unisce organizzazioni nazionali impegnate nella definizione di norme tecniche. Elabora norme internazionali per moltissimi ambiti della vita quotidiana. Prima della creazione di un ente internazionale di standardizzazione, venivano utilizzate le sigle delle organizzazioni nazionali come DIN (Deutsches Insititut für Normung) o ASA (American Standards Association).

In fotografia il valore ISO esprime la sensibilità alla luce degli apparecchi fotografici. Il valore indica quanto è sensibile il sensore della macchina fotografica e, per le pellicole della fotografia analogica, esprime la sensibilità alla luce della pellicola. I fotografi analogici devono scegliere, prima di iniziare a fotografare, il valore ISO da usare perché la sostituzione della pellicola durante la ripresa sarebbe di difficile realizzazione. I fotografi digitali, invece, possono cambiare senza difficoltà il valore ISO anche in corso d’opera, apportando modifiche dal menù.

Quanto più piccolo é il valore ISO, tanto minore è anche la sensibilità alla luce del sensore. Di norma i valori ISO utilizzati sono compresi tra 100 e 200. Con un raddoppiamento di questi valori si dimezza il tempo di esposizione, perché il sensore, nello stesso lasso di tempo, può assorbire una quantità di luce doppia. Lo stesso effetto si ottiene raddoppiando il tempo di esposizione, ma questa operazione porta però spesso a generare  foto mosse. Questo rischio può essere evitato attraverso una modifica delle impostazioni dei valori ISO.

Per differenti situazioni bisogna quindi selezionare anche differenti valori ISO. Gli stessi produttori di macchine fotografiche offrono spesso ai loro clienti dei consigli molto divergenti.

ISO 50 – 200: Foto all’aperto in condizioni di sufficiente illuminazione, ad es. un giorno con il sole.

ISO 400 – 800: Foto con tempo nuvoloso, alla sera, in ambienti chiusi ben illuminati

oltre ISO 800: Foto notturne, in ambienti interni bui

Se si usano dei valori ISO troppo elevati, si corre il rischio di ottenere effetti di disturbo come il cosiddetto rumore dell’immagine. Quanto poi siano forti e accentuati questi disturbi, dipende molto dal tipo e dalla grandezza del sensore. Soprattutto in caso di sensori piccoli, come nelle macchine compatte, questo disturbo risulta molto marcato. Il rumore si verifica perché con un aumento dei valori ISO è necessaria anche un’amplificazione del segnale proveniente dal sensore. Non solo, quindi, vengono amplificati i segnali luminosi, ma anche gli elementi di disturbo presenti su qualsiasi sensore. Questo rumore si nota maggiormente sulle superfici scure mentre sui bordi viene spesso percepito come una perdita di dettaglio.

Per foto di qualità bisognerebbe per questo sempre trovare una buona combinazione tra valori ISO, diaframma e tempo di esposizione. In caso abbiate dubbi, utilizzate un cavalletto e correggete verso l’alto il tempo di esposizione invece di aumentare in modo artefatto i valori ISO e quindi rischiare di avere foto con molto rumore di fondo.

Filtri per gli obiettivi

Filtri per la fotografia analogica e digitale

La scelta tra i diversi tipi di filtri da applicare agli obiettivi è davvero vasta. I filtri analogici vengono di solito avvitati davanti all’obiettivo e i diversi tipi di filtri, di correzione o per effetti particolari, vengono utilizzati per tanti scopi diversi. Nell’epoca della fotografia digitale alcuni filtri possono addirittura essere digitalizzati ed integrati nella macchina stessa. Per il fotografo questo è ovviamente un bel vantaggio, visto che in questo modo vede ridursi l’attrezzatura da portare con sé rispetto all’epoca dell’analogico. Dall’altra parte, però, esistono ancora filtri fisici a cui neppure la fotografia digitale può rinunciare perché il loro funzionamento non può essere sostituito dai moderni programmi di fotoritocco. Qui vi presentiamo brevemente i filtri più diffusi:

Polarizzatore

Per gli uomini la luce è la parte visibile dell’irradiazione elettromagnetica. Se questa colpisce una superficie, una parte viene assorbita e una parte viene riflessa. La riflessione svolge un ruolo molto importante in fotografia e, con i cosiddetti filtri polarizzatori, si può prevenire ed evitare quella luce che crea riflessi fastidiosi, come le riflessioni generate dall’acqua. Il polarizzatore viene montato sull’obiettivo e assorbe la luce complementare polarizzata. Le potenzialità di questo filtro possono essere capite meglio se si ruota il filtro sull’obiettivo. Non dovete però ruotarlo semplicemente a 90°, perché in questo caso non cogliereste  a pieno il suo effetto. La luce assorbita viene trasformata in calore- per questo il filtro diventa, in questo lasso di tempo, caldo. Oltre alla riduzione dei riflessi, con l’applicazione di questo filtro, migliorano anche il contrasto e la saturazione di colore ed è per questo che questo filtro è consigliato soprattutto per la fotografia dei paesaggi.

Con i programmi di fotoritocco non potete ridurre nello stesso modo le riflessioni e i riflessi luminosi. Per questo, anche nella fotografia digitale, il polarizzatore è un elemento irrinunciabile nell’attrezzatura di ogni buon professionista.

Filtro a densità neutra

Il filtro ND o a densità neutra è, in ambito fotografico, uno strumento per la qualità ottica. Si tratta di un disco di vetro o plastica che scurisce in modo uniforme un soggetto, mantenendo però la naturale riproduzione dei colori.

Quando c’è troppa luce solare, il margine di gioco dell’illuminazione delle macchine digitali o  analogiche può essere eccessivo. Per evitare un eccessivo passaggio di luce, si può scegliere un’apertura di diaframma piccola ma in questo modo si aumenta anche la profondità di campo. Con il filtro ND, invece, si può impostare, anche quando c’è molta luce, un diaframma molto aperto senza che la foto risulti sovraesposta. Tutto quello che disturba l’immagine, davanti o dietro il vostro soggetto, scomparirà perché apparirà sfuocato.

Nella fotografia architettonica si può ottenere, insieme ad un lungo tempo di esposizione, che i veicoli o i pedoni non vengano colti dalla pellicola o dal sensore e quindi evitare che appaiano anche in seguito sulla foto sviluppata.

Altri effetti che potete ottenere con questo filtro sono delle suggestive foto di acqua corrente (per esempio foto di cascate) che apparirà morbida e setosa oppure scatti delle tracce luminose lasciate dalle auto in corsa.

Filtro a densità neutra graduato

Questo filtro contiene un gradiente che va dallo scuro al trasparente. Il filtro GND lascia passare, attraverso l’obiettivo, differenti quantità di luce sul sensore o la pellicola. A seconda di quanto deve essere intenso l’effetto, ci sono differenti livelli di schermatura. Il passaggio da scuro a trasparente può essere secco o morbido. Con un po’ di esercizio, potete sfruttare questo filtro e fotografare come i veri professionisti i vostri paesaggi. Per esempio, in un soggetto può succedere che la parte superiore sia molto più chiara di quella inferiore. Per correggere questo squilibrio potete portare la parte più scura del vostro filtro GND nella parte superiore dell’obiettivo in modo da ottenere un’immagine più armonica.

Filtro ultravioletto

Questo filtro viene utilizzato per bloccare la luce ultravioletta. Questi filtri possono essere incolori o leggermente gialli e presentano fondamentalmente due caratteristiche:

Per un errore di riproduzione di una lente ottica (aberrazione cromatica) si possono ottenere, a causa di una quantità eccessiva di luce ultravioletta, foto sfuocate.  Oltre a ciò, la diffusione della luce fra le molecole dell’aria porta a un picco di intensità nel campo degli UV (radiazione Rayleigh) e provoca una dominante blu nelle pellicole a colori.

Le macchine digitali possono risolvere in parte il problema attraverso un bilanciamento automatico del bianco. In diversi obiettivi delle moderne macchine fotografiche la luce ultravioletta viene già bloccata in modo efficace e quindi i filtri UV non sono necessari. Alcuni fotografi usano i filtri UV per proteggere l’obiettivo dai graffi. Noi ve lo sconsigliamo, perché il filtro potrebbe facilmente rompersi e quindi danneggiare la lente dell’obiettivo in modo significativo.

La sezione aurea

La formula matematica

Con il termine sezione aurea si descrive il rapporto tra due parti di una lunghezza.
In base a questa costante matematica, il rapporto tra l’intera lunghezza e la parte più grande (anche chiamata Major) è uguale al rapporto tra la parte più grande e quella più piccola (anche detta Minor). La formula è:

Intero / Major = Major / Minor ≅ 0,618

La giusta proporzione

Nelle arti figurative, la regola delle proporzioni della sezione aurea confluisce nelle teorie della composizione. A seconda delle diverse concezioni artistiche, viene in alcuni casi considerata come una regola di estetica irrinunciabile dal momento che è riscontrabile anche in natura e negli esseri umani. Dato che ci sono poche tracce dell’applicazione della sezione aurea nei primi dipinti, le interpretazioni nelle analisi delle immagini sono di natura puramente speculativa. Un buon esempio si può trovare anche nella Monnalisa di Leonardo da Vinci. Se si osserva la testa si può infatti vedere che il rapporto tra il mento e le sopracciglia (Major) e quella tra le sopracciglia e l’attaccatura dei capelli rispetta il rapporto espresso dalla regola aurea.

Anche nel mondo dell’architettura la sezione aurea è ben nota, ne è un tipico esempio l’ antica piramide di Cheope. La piramide, costruita in Egitto dal 2590 al 2470 a.C., ha una pianta quadrata. Semplicemente ricorrendo a un po’ di geometria, è possibile ricostruire il rapporto tra la lunghezza della linea centrale di una superficie laterale, dal bordo della base fino alla punta della piramide (major), e la lunghezza dal centro del lato della base fino al centro della superficie della base stessa (minor). Il risultato sarà di 0,618 e quindi, all’incirca, il rapporto di proporzione espresso dalla sezione aurea.

In molti ambiti si fa volentieri ricorso alla regola della  sezione aurea per l’impostazione delle proporzioni- ovviamente anche in fotografia. Va però detto che la formula per il calcolo della sezione aurea non è di uso quotidiano. Il rapporto proporzionale di 5:3 è sufficiente per calcolare con un approssimazione dell’1% il valore della sezione aurea.

Applicazione nella fotografia

Se suddividete un’immagine per la larghezza e l’altezza e da entrambi i lati (cioè da sinistra verso destra e vice versa) tracciando la linea della sezione aurea, otterrete quattro punti di intersezione. Se in uno di questi punti confluiscono delle informazioni importanti per la vostra foto, allora avrete ottenuto una composizione armonica.

Oltre  alle informazioni relative a questi punti, certamente importanti per la composizione di una foto, svolge un ruolo fondamentale la distribuzione delle superfici. Nella fotografia, per esempio, bisogna sempre prestare attenzione al rapporto tra le superfici chiare e quelle scure, così come bisogna valutare quale parte deve essere ben strutturata e quindi apparire dinamica, e quale invece deve essere percepita come statica e uniforme.

Consiglio: In base alle vostre richieste, molte macchine fotografiche vi permettono di visualizzare, nel mirino e/o con le linee di orientamento del monitor, le linee della regola dei terzi, ma non quelle della sezione aurea. Potete però incollare sul display un foglio di protezione del monitor e disegnare su questo le linee della sezione aurea.