PENTAX

L’azienda giapponese Asahi Kōgaku Kōgyō Goshi-gaisha (azienda ottica Asahi KG) ha iniziato a produrre lenti per occhiali nel 1919 e dagli anni trenta ha ampliato la sua produzione anche a obiettivi e lenti per macchine fotografiche.  Fino alla fine della seconda guerra mondiale l’azienda però si è per lo più concentrata sulla produzione di apparecchi ottici per scopi militari, come per esempio binocoli. Dopo la guerra ha invece iniziato a produrre obiettivi fotografici per i futuri marchi di Konica e Minolta. Negli anni 50 è arrivata in fine la prima reflex con il nome „Asahi PENTAX“.  Pentax raggiunte il suo massimo splendore tra gli anni 60 e 80. Nel 1964 PENTAX ha presentato la Spotmatic, una delle prime macchine fotografiche al mondo con misurazione sposimetrica attraverso l’obiettivo (TTL).  Questa tecnica è stata un punto di svolta importante per le reflex e per l’intera industria fotografica giapponese. Negli anni successivi marchi come Canon e Nikon hanno superato PENTAX e oggi sono i marchi che dominano il mercato grazie allo sviluppo della tecnica autofocus. Nel 2011 PENTAX è stata assorbita dalla RICOH IMAGING COMPANY, LTD. Macchine reflex, obiettivi e System Camera con obiettivi intercambiabili vengono ancora prodotte con il nome PENTAX, mentre le macchine compatte portano oggi il marchio RICOH. Anche flash e altri apparecchi fanno parte dell’assortimento PENTAX.

Nel 1997 la PENTAX 645N è la prima reflex di medio formato e con messa a fuoco automatica. Il relativo obiettivo 645 è ancora oggi in produzione. Già negli anni 70 PENTAX sviluppa la serie K con l’obiettivo baionetta che- con azionamento ed esposimetro manuale- può ancora essere usato con le moderne macchine digitali.

Oggi c’è un’amplissima gamma di moderni obiettivi baionetta.

Se si vuole fare un salto di qualità, bisogna nominare la serie di obiettivi PENTAX SLR. Tra questi spiccano in particolare modo la serie di di modelli compatti  FA- & DA Limited, quelli con protezione da umidità e polvere e gli obiettivi DA dotati di autofocus a motore ultrasonico (SDM). Gli obiettivi con la denominazione „WR“ sono anche pensati per resistere alle condizioni meteorologiche più ardue. Con la serie PENTAX Q l’azienda ha messo sul mercato le nuove Compact System Camera prive di specchio e i relativi obiettivi con baionetta “Q”. Gli altri obiettivi, purtroppo, non sono compatibili con questo nuovo attacco.

Nel 2003 ha fatto il suo debutto la prima reflex digitale di PENTAX. Al contrario di altri produttori non ha però prodotto, fino al 2015, alcuna macchina fotografica con sensori full-frame. Attualmente si possono trovare nell’assortimento PENTAX modelli per principianti, per esperti ( ad es. PENTAX K-50 e K-500) e per professionisti (ad es. PENTAX K-5). Particolarmente piccola e leggera è la PENTAX K-S1.

Molti modelli possono anche fare video in formato HD.

Polaroid

Polaroid è conosciuta dalla maggior parte delle persone per le foto istantanee, tanto che il nome Polaroid viene ormai usato come sinonimo per queste tipo di scatti. Una macchina per le foto istantanee è in grado di sviluppare e fissare,immediatamente dopo lo scatto, l’immagine su una pellicola specifica. Per arrivare a questo risultato, nella camera è presente una pila di fogli di carta con uno strato sensibile alla luce che corrisponde al negativo. Anche i prodotti chimici necessari per lo sviluppo sono contenuti nella pellicola stessa e vengono attivati quando la macchina espelle la foto.

L’azienda americana Polaroid Inc è stata fondata nel 1937 e produce macchine fotografiche e da presa istantanee, occhiali da sole ed elettronica di consumo. Nel 1947 produce la prima macchina in grado di sviluppare all’istante la foto appena scattata. Nel 1972 ha sostituito, con una pellicola integrata, la vecchia tecnica che prevedeva si dovesse staccare la stampa dal negativo. Infatti, dato che nel nuovo modello tutte le componenti della pellicola erano integrate, questa separazione non risultava più necessaria.

Il tempo di attesa era di pochi minuti durante i quali era possibile osservare lo sviluppo di una foto. Nel 1982 è arrivata sul mercato la Polaroid 600 da 3,125 × 3,125 pollici, una versione dotata di un rullino nettamente più sensibile alla luce rispetto ai modelli precedenti. Il suo predecessore, cioè la pellicola SX-70, aveva infatti pochissimo margine di gioco per quanto riguardava l’illuminazione che doveva essere molto precisa. Questa condizione era ovviamente quasi impossibile per una macchina così economica.

All’inizio del 2008 l’azienda sospende momentaneamente la produzione di macchine fotografiche istantanee e nell’estate dello stesso anno termina la produzione della pellicola T600 nell’azienda olandese di Enschede. Nel dicembre, l’azienda avvia una procedura di insolvenza negli Stati uniti e da così il via ad una nuova strategia imprenditoriale.

L’azienda Impossibile rileva la fabbrica Polaroid a Enschede e riavvia la produzione delle pellicole per le classiche macchine istantanee. La composizione dei materiali usati per le pellicole è stato in parte rinnovato anche perché i vecchi fornitori avevano nel frattempo cambiato i loro assortimenti e non tutti i prodotti usati in origine erano ancora disponibili. Alcuni artisti utilizzano e apprezzano moltissimo le classiche macchine Polaroid e sfruttano le pellicole e i loro colori falsati come elementi di creatività.

Dal 2010 Polaroid Inc si concentra sulla produzione di prodotti per la fotografia digitale, videocamere e accessori per la fotografia, ma continua a produrre anche carta fotografica per macchine istantanee. Nell’assortimento si trovano attualmente anche stampanti mobili che possono essere collegate a smartphone e tablet e che permettono di stampare le foto su carta.  Polaroid si dichiara oggi come una marchio „social sharing “. La Polaroid Socialmatic è una macchina fotografica digitale con a disposizione un sistema operativo e un browser internet con cui si possono stampare immediatamente le foto o condividerle in rete.

Tra le varie proposte di Polaroid ci sono anche le macchine fotografiche Cube Lifestyle Action e la Action Sport.

Nikon

Nikon è un produttore giapponese di macchine fotografiche, obiettivi e altri apparecchi ottici di precisione. L’azienda ha sede a Tokio ed è considerata una delle più importanti aziende al mondo per la tecnica fotografica. Dal 1961 è attiva sul mercato europeo tramite la Nikon AG Svizzera con sede a Zurigo. L’azienda produce macchine reflex, compact system camera,  le macchine compatte COOLPIX  e anche obiettivi e flash.

Dal 1959 Nikon costruisce macchine reflex e dal 1994 modelli digitali. Nel 2004, con la serie D70, si è aperta l’era delle macchine Nikon reflex con prezzi accessibili al grande pubblico. La serie D comprende reflex digitali con sensori da  24 mm x 16 mm, che vengono definiti da Nikon „formato DX“, e con sensori da  24 mm × 36 mm („formato FX“).

I sensori FX corrispondono all’analogico 35 mm e sono stati usati per la prima volta nel 2007 nella Nikon D3.

Le serie delle macchine analogiche reflex sono la serie F e quella F-autofocus.

Dal numero di modello non si può immediatamente capire la qualità di una macchina. Alcuni modelli per professionisti sono al momento la Nikon D300S e la Nikon D810. Per persone con buone conoscenze ci sono i modelli  D7200, D750 e D610. Per i principianti, tra i tanti, i modelli Nikon D5500 e Nikon D3300. Molti modelli hanno la funzione Wi-Fi e possono effettuare riprese in qualità HD. Alcuni modelli hanno in dotazione display che ruotano o si inclinano.

A seconda della grandezza del sensore- e quindi dal modello prescelto- possono essere utilizzati differenti obiettivi e i relativi obiettivi a baionetta. Le macchine della serie D usano le baionette F, che esistono sul mercato già dal 1959 e che sono state protagoniste di tanti sviluppi e innovazioni nel corso degli anni.

Dal 2011 Nikon offre una macchina digitale senza specchio e con obiettivi intercambiabili, la così detta Compact System Camera. Per questa macchina è stato sviluppato un nuovo sensore e un nuovo obiettivo baionetta. Queste macchine, in confronto alle reflex, sono più compatte perché i componenti del mirino ottico spariscono e la lunghezza focale, grazie ad un formato più piccolo del sensore, diminuisce. Al momento, la serie 1 ha quattro modelli. La serie S è la versione più compatta e, insieme alla serie J, ha un mirino elettronico e un flash integrato. La serie V ha un mirino elettronico e un flash esterno. La serie AW è impermeabile, resistente agli urti e al freddo e quindi ideale per le fotografie all’aperto o sott’acqua.

Canon

L’azienda giapponese Canon è attualmente il più grande produttore al mondo di macchine fotografiche. L’assortimento di Canon nell’ambito delle macchine fotografiche abbraccia le famose macchine reflex e le Compact System Camera così come le camere compatte Power Shot e IXUS. Oltre a questo ci sono poi gli obiettivi EF e i flash Speedlite.

L’acronimo EOS significa „Electro Optical System“. La serie EOS è stata lanciata nel 1987 e, dal 2004, hanno iniziato far parte della serie esclusivamente macchine digitali. Le macchine digitali Canon hanno sempre nella loro denominazione la lettera D. Nel 2010 Canon ha cessato del tutto la produzione di modelli analogici.

La sigla con cui viene identificato un modello permette di categorizzare in modo chiaro e preciso le macchine in base alla qualità e al campo di impiego. I modelli professionali di solito hanno sempre una cifra con solo un numero (ad es. Canon EOS 5D, Canon EOS 1D X), quelli semi professionali ne hanno due (ad es. Canon EOS 60D, Canon EOS 70D) e quelli amatoriali tre o quattro (ad es. Canon EOS 600D, Canon EOS 1200D). Le lettere, presenti nel nome, stanno ad indicare determinate caratteristiche o il livello di progresso del modello nella serie.

Nelle macchine digitali EOS vengono utilizzati per la fotometria gli Active Pixel Sensoren (APS), che spesso vengono chiamati sensori CMOS. Questi fanno si che ogni elemento dell’immagine contenga un circuito di amplificazione per la lettura del segnale. I sensori CMOS possono avere due dimensioni diverse: possono essere sensori in formato 35mm oppure sensori più piccoli in formato APS-C.
Tutte le reflex EOS possono utilizzare gli obiettivi Canon con attacco EF o gli obiettivi di altri produttori compatibili. Le macchine con sensori APS-C, a partire dal modello EOS 300D, hanno una nuova baionetta che permette di utilizzare gli obiettivi EF-S, pensati appositamente per questo attacco. Questo  si distingue per un sistema di costruzione più compatto, dato che l’obiettivo si avvicina al sensore, dal momento che nella macchina sparisce la scatola per lo specchio. Al contrario, gli obiettivi EF-S non possono essere usati per le tradizionali reflex di Canon perché il supporto è troppo corto.

La EOS M è la prima macchina con obiettivi intercambiabili di Canon senza specchio, la così detta Compact System Camera. Questa macchina ha un sensore APS-C e può essere usata con gli obiettivi Canon EF e EF-S.

La serie di modelli IXUS e PowerShot garantiscono ottime prestazioni e presentano delle macchine digitali compatte con un design innovativo. Anche qui si differenziano tra loro moltissimi modelli, ognuno con pretese diverse. Mentre il gruppo dell’ IXUS è stato pensato per i principianti, i modelli PowerShot sono più adatti a persone con qualche conoscenza in più. Alcuni modelli permettono, oltre che scattare foto e girare filmati, anche di condividere i propri lavori tramite WLAN.

Consigli per realizzare delle meravigliose cornici fai da te

Mettete in risalto le vostre foto creando delle cornici uniche e individuali. Abbiamo raccolto qui per voi qualche idea che può esservi utile per creare, in modo semplice, delle fantastiche cornici.  Per questa idea Do-It-Yourself non avete bisogno di alcun laboratorio e, semplicemente con un po’ di abilità manuale e qualche materiale azzeccato, otterrete effetti insperati.

Pizzo e stoffa – un po’ di frivolezza

Una cornice con pizzo e bottoni e un pupazzo cucito a mano.

Per quest’idea fai da te potete comprare una cornice di dimensioni non troppo grosse o recuperarne una vecchia. Le più adatte sono quelle formato 10×15 cm e 20×30 cm. Oltre a questo avete di bisogno di un po’ di pizzo, stoffa, bottoni e una colla a presa rapida o una pistola di colla a caldo. E, se volete, potete anche procurarvi un po’ di carta con motivi floreali o conchiglie.

Fate attenzione che i colori dei materiali scelti devono essere adatti alla foto che poi volete inserire nella vostra cornice fai da te.  Ormai ci sono moltissime varietà di pizzi, di differenti colori e larghezze. Scegliete colori neutri in modo da abbinarli senza problemi ai colori degli altri materiali che volete usare. Noi vi consigliamo i toni pastello, soprattutto per le foto dei bambini. Vanno bene anche colori vistosi o romantici-per esempio i colori fluorescenti o i toni del rosso. Liberate la vostra fantasia!

Se usate carta e pizzo, dovete incollare per prima cosa la carta e poi, sopra alla carta, il pizzo. Poi aggiungete i bottoni, le conchiglie o altri elementi decorativi che vi piacciono. Ecco fatto! In pochissimo tempo avete realizzato un meraviglioso regalo e un’affascinante cornice che darà un tocco di classe al vostro appartamento.

La lavagnetta

Una lavagnetta con cornice in legno appesa a una vecchia porta di legno.

Un’altra idea originale è quella di creare una lavagnetta fai da te: per prima cosa scegliete una cornice  del formato che preferite. I piccoli formati sono più adatti se volete appoggiare la cornice su un tavolo, mentre per i muri vi suggeriamo formati di dimensioni maggiori. Sostituite il vetro con un sottile pannello di legno. Potete farvi tagliare il pannello nella dimensione che vi occorre in un qualsiasi negozio per il fai da te. Colorate il pannello e inseritelo, una volta asciutto, nella cornice. Fissatelo con dei piccoli chiodini o con della colla. Potete abbellire la vostra lavagnetta aggiungendo qualche altro elemento di decoro o delle foto e poi scrivere i vostri pensieri con i gessetti.

Bellezza naturale – con rami e conchiglie

Una cornice in stile naturale.

Con rami, conchiglie, pietre, bacche secche, piccole pigne e altri materiali naturali secchi potete creare in pochi passi un’originale cornice per le vostre foto. Per questa idea DIY avete bisogno anche di filo metallico sottile, una pistola a colla calda e una semplice cornice con bordo liscio. Potete anche usare dei formati di grandi dimensioni, ma non esagerate con troppe decorazioni o rischierete di avere un risultato un po’ pesante.

Per prima cosa legate i rametti, nella lunghezza e larghezza desiderata, con del filo metallico e fissateli sulla cornice con l’aiuto della colla a caldo. A questa composizione potete poi aggiungere bacche, pigne, conchiglie e altri materiali usando il filo metallico o la colla- a seconda dei vostri gusti e della stagione.

Queste cornici in stile naturale hanno sempre un ottimo effetto quando vengono inserite foto in bianco e nero o in seppia. Anche dei bei paesaggi acquistano un tocco di atmosfera in più se inserite in una cornice di questo tipo.

Cornici di legno recuperato

Una cornice costruita con vecchi legni.

Con tutti i legnetti che riuscite a trovare sulla spiaggia o con degli altri legni di scarto potete costruire delle cornici fotografiche uniche. Per questo progetto avrete bisogno di un po’ più di attrezzatura e abilità manuale in più, ma il risultato ripagherà i vostri sforzi. Avete bisogno di: una buona sega da legno, una sega per il taglio obliquo, della carta vetrata e un po’ di colla da legno.

Per prima cosa, procuratevi dei legni della dimensione che vi occorre o, in alternativa, tagliate il legno in listelli più piccoli. Prendete poi i listelli e, con l’aiuto della sega, fate dei tagli obliqui, levigateli e uniteli formando la cornice. Decidete voi se mettere o no il vetro alla cornice. Molti vetrai tagliano il vetro nella dimensione che volete.

Qui potete trovare delle indicazioni più complete che possono aiutarvi a costruire una cornice in legno: http://faidatemania.pianetadonna.it/come-costruire-una-cornice-fai-da-te-17427.html

Look vintage

Cornice dal look vintage.

Se vi piace lo stile vintage, potete realizzare una cornice „invecchiata“ in modo rapido e semplice. Avete bisogno o di un po’ di colore acrilico bianco o della vernice screpolante che possa creare sulla cornice delle finte screpolature e della carta vetrata. Per prima cosa levigate la cornice con la carta vetrata. Poi date almeno due mani di colore bianco e lasciate asciugare. Potete stendere il colore in modo non uniforme e lasciare le pennellate a vista perché anche questo vi aiuterà a creare l’effetto vintage. Con una punta da linoleum (o delle forbici o un cacciavite) fate delle piccole incisioni nel colore. Per finire, passate nuovamente il tutto con un po’ di carta vetrata, soprattutto sugli angoli e i bordi.

Ora potete appendere la vostre cornice vintage al muro-magari con una foto che avete elaborato in digitale applicando dei filtri che la fanno apparire più vecchia.

Piccole, carine e…colorate

Cornice quadrata in quattro colori e due cuori di legno rosso-bianco.

Nel caso vogliate incorniciare una piccola foto, potete costruire una cornice fai da te limitandovi a recuperare degli avanzi di legno. Tagliate quattro listelli di legno delle dimensioni di 10-15 cm, a secondo della larghezza dei listelli. Levigateli e colorateli. Unite i quattro listelli formando un quadrato e incollate i bordi. Fissateli, lasciateli asciugare e inserite la vostra fotografia. Queste piccole cornici fai da te non hanno bisogno di alcun vetro né del retro. Con l’aiuto di un piccolo gancio potete anche appendere il vostro piccolo capolavoro al muro.

Formati di salvataggio

I formati dei file definiscono la sintassi, cioè la struttura interna dei dati. A seconda dell’ambito di applicazione, ci sono diversi tipi di formati in cui può essere salvata un’immagine. Se alcuni formati sono stai ideati apposta per trasmettere e scambiare con facilità le foto, altri sono invece stati pensati per facilitare l’elaborazione delle foto. E grazie ai dati integrativi in forma di etichette Exif, possono essere allegate alle immagini anche ulteriori informazioni.

JPEG

JPEG è un acronimo per Joint Photographic Experts Group e rappresenta il formato più diffuso con cui vengono salvate le foto.  Grazie al suo processo di compressione e codifica, le immagini possono essere salvate mantenendo allo stesso tempo una buona qualità e una piccola dimensione dei file. Il JPEG copre una scala di 16,7 milioni di colori ed è supportato da quasi tutte le macchine fotografiche e applicazioni. Il formato JPEG è in particolar modo adatto a tutte le foto che devono essere scambiate e fatte circolare in modo snello e veloce.

TIFF

Il Tagged Image File Format (TIFF) è stato in origine sviluppato per salvare le grafiche bitmap. Oltre al PDF e all’ EPS, il TIFF è il formato più diffuso per lo scambio di dati nelle fase iniziale della stampa. A differenza del formato JPEG, supporta il profilo CMYK che viene utilizzato nella stampa e, grazie alla sua profondità di colori, i dati salvati in TIFF vengono usati spesso per trasferire foto con la certezza che non si verifichino perdite durante il passaggio. Proprio per l’alta qualità delle immagini, le foto salvate in TIFF sono dei file di dimensioni considerevoli.

RAW

Con il termine RAW si fa riferimento ai dati grezzi forniti dalla macchina fotografica. A seconda del produttore, esistono differenti estensioni e, anche se ormai quasi ogni macchina fotografica è in grado di produrre dei dati RAW, non si è ancora arrivati ad un unico standard. Il vantaggio di questo modo di salvare le foto è che non si verifica nessuna perdita, né di qualità né di scala di colori. Alcuni software, poi, rendono possibile l’ulteriore elaborazione delle immagini. In questo modo si possono apportare correzioni alla nitidezza, la tonalità, la saturazione e il bilanciamento del bianco. Visto che questo salvataggio non prevede alcuna compressione, anche i dati RAW hanno di solito delle dimensioni molto elevate.

Dati Exif

L’ Exchangeable Image File Format (Exif) è un formato standard utilizzato per salvare i metadati delle foto digitali. Questi vengono infatti scritti direttamente nell’intestazione dei file fotografici e possono contenere informazioni sulle foto stesse o sugli hardware utilizzati. Alcune tipiche etichette di Exif sono la data e l’orario in cui è stata scattata una foto, l’orientamento, la lunghezza focale, il tempo di esposizione e i valori ISO. In ambito professionale vengono spesso salvate informazioni relative al produttore o i diritti d’autore. Sia i file compressi del JPEG che i file che evitano ogni genere di perdite come TIFF e RAW supportano le informazioni Exif.

Stabilizzatore di immagine

Tutti i dispositivi che hanno lo scopo di evitare le fotografie mosse vengono chiamati in fotografia “stabilizzatori di immagini”. Le fotografie scattate a mano libera di soggetti in movimento o quelle fatte senza flash in condizioni di scarsa luce vengono in genere mosse. Per evitare di scattare foto di questo tipo esistono fortunatamente degli stabilizzatori di immagine che neutralizzano i piccoli movimenti prodotti, anche involontariamente, dalle mani. In realtà per evitare davvero foto mosse la soluzione migliore rimane comunque la scelta di tempi di esposizione più brevi.

Gli stabilizzatori si dividono in ottici, meccanici e digitali, anche se questi ultimi possono solo in certe condizioni tenere il passo dei primi due. In molti modelli di macchine fotografiche di media categoria gli stabilizzatori digitali o ottici sono già in dotazione.

I meccanismi di stabilizzazione ottici sono collocati nell’obiettivo. Canon, Nikon e Sigma  offrono di norma obiettivi dotati di stabilizzatore. Questi obiettivi contengono delle lenti mobili e permettono di vedere  l’immagine ferma fin dall’inizio, quando si guarda il soggetto dal mirino. Ovviamente gli obiettivi dotati di stabilizzatore sono più costosi di quelli che ne sono privi. Questa tecnologia non rende quindi necessario acquistare una nuova macchina fotografica ogni volta che sul mercato appaiono stabilizzatori con tecniche più avanzate.

Pentax e Olympus  producono invece uno tipo di stabilizzatore, che si trova direttamente nella macchina fotografica,  basato sul sensore. La stabilizzazione avviene in questo caso in modo meccanico,  attraverso lo spostamento del sensore tramite attuatori elettromagnetici, in modo che al momento dello scatto l’immagine sia ferma sul sensore stesso.

Può riequilibrare sia i movimenti verticali e orizzontali, che le rotazioni sugli assi dell’immagine. Il vantaggio di questi stabilizzatori è che il loro meccanismo è indipendente dall’obiettivo e funziona senza problemi, anche con obiettivi vecchi o di produttori diversi. In caso di evoluzioni della tecnologia di stabilizzazione è però necessario sostituire tutta la macchina.

Gli stabilizzatori digitali accrescono in modo automatico la sensibilità ISO in modo da accorciare il tempo di esposizione e quindi diminuire il rischio di foto mosse. Di conseguenza, però, aumenta anche il rumore dell’immagine: verranno cioè visualizzati dei pixel fastidiosi alla vista soprattutto su superfici monocromatiche. Questa è la tecnica più semplice per stabilizzare le foto ed é quindi ormai implementata in quasi tutte le macchine digitali.  Per foto di qualità elevata, però, questo tipo di tecnica spesso non è sufficiente.

Uno stabilizzatore puramente meccanico può essere ottenuto con un cavalletto, uno stabilizzatore a giroscopio, oppure con una steadycam su cui montare la macchina. Quest’ultimo sistema viene usato  soprattutto dai fotografi che vogliono scattare delle foto seguendo un soggetto in movimento con una macchina a mano.

Sensore di immagini

La componente elettronica centrale delle macchine fotografiche digitali è il sensore di immagini. Insieme all’obiettivo e al processore di immagini è l’elemento cruciale per la qualità delle foto scattate con le macchine digitali. Il sensore prende il posto di quello che, nelle macchine analogiche, era la pellicola fotografica ed  è costituito da milioni di fotodiodi sensibili alla luce che trasformano i fotoni luminosi in segnali elettrici. Questi fotositi  sono ordinati, sulle superfici del sensore, in colonne e righe. Nella riproduzione elettrica il sensore salva l’immagine in forma di singoli punti che vengono definiti pixel. Il numero dei pixel salvati dal sensore determina la risoluzione della foto.

La dimensione del sensore dipende soprattutto dal budget e le esigenze personali per quanto riguarda la qualità dell’immagine o del soggetto che si vuole fotografare. Con una dimensione maggiore del sensore, cresce anche la sua luminosità e la quantità di informazioni dell’immagine che il sensore può catturare. Sensori grandi raggiungono una maggiore qualità, ma sono più costosi e hanno bisogno di obiettivi  di alta qualità che sono altrettanto costosi. E poi influiscono sul peso della macchina, cosa da tenere in considerazione nel caso si voglia portare la macchina fotografica in un viaggio.

Nelle macchine fotografiche compatte vengono di solito montati dei sensori piccoli,  di dimensione tra 4,5x 3,5 fino a 5,4 x 4 millimetri. Per questi sensori, a seconda del produttore, viene utilizzata la tecnologia CMOS. Più grandi sono invece i sensori per le macchine con obiettivi intercambiabili, come Olympus e Panasonic, che utilizzano i sensori Four-Thirds da  17,3 x 13 millimetri. Canon, Samsung e Sony usano invece i sensori  APS-C-, di  22,2 x 14,8 millimetri, quindi un po’ più grossi.

Nikon invece utilizza invece due formati diversi: il produttore monta sulle sue macchine o i sensori CX di dimensione  13,2 x 8,8 millimetri, o il formato DX che misura  24 x 16 millimetri. Il sensore più grande è quello da 48 x 36 millimetri. Poco più piccoli sono i sensori a formato pieno che misurano 36 x 24 millimetri. Nikon chiama questo formato anche con la sigla FX.

Oltre alla dimensione del sensore va poi valutata anche la dimensione deli fotositi e il loro numero. Questi tre parametri determinano il rumore della foto e la sensibilità alla luce degli scatti e quindi influiscono in modo decisivo sulla qualità delle foto.

La misura della risoluzione delle immagini è il numero di pixel espresso in megapixel, che dipende sia dalla dimensione del sensore che dalla grandezza dei pixel. A questo proposito viene indicato l’effettivo numero di pixel che può essere raggiunto dalla macchina fotografica, da non confondere con il numero dei fotositi. Più grandi sono i pixel, minore è la risoluzione della foto. Il numero dei pixel è di solito tra i 0,3 e i 10 MP, ma nelle macchine professionali questo numero sale ai multipli di 10.

La sensibilità del sensore é un altro parametro da considerare quando si parla di sensori di immagini. Più grande è il sensore, maggiore è la sensibilità alla luce anche se questa diminuisce col crescere del numero dei pixel. Il grado di sensibilità base dei sensori spazia tra 50 e 200 ISO. Questa impostazione può essere aumentata, in base a bisogni specifici, in modo da modificare l’illuminazione dei fotositi.

La nitidezza delle immagini

In fotografia con il termine nitidezza si definisce la riconoscibilità dei dettagli in una foto. Spesso la qualità delle foto viene misurata sulla base della loro nitidezza ed è considerata come una degli obiettivi più importanti da raggiungere nell’ambito della tecnica fotografica. Si differenziano tra loro la nitidezza tecnica di un’immagine e la sensazione di nitidezza individuale. A questo secondo tipo viene data molta importanza, soprattutto in ambito artistico, perché le viene attribuito un forte potere di trasporto emotivo nei confronti degli osservatori. Alcuni fattori come le condizioni e la tecnica con cui si scattano le foto o i motivi da fotografare giocano un ruolo decisivo, ma ormai esistono molti strumenti che permettono di rielaborare e migliorare le foto anche in un secondo momento e che possono fare raggiungere ai vostri scatti una nitidezza quasi perfetta. Una foto con una nitidezza da manuale è in ogni caso meglio di un affinamento posteriore in digitale.

È fondamentale, per quanto riguarda la sensazione soggettiva, la nitidezza dei contorni. I contorni nelle foto appaiono molto nitidi quando presentano una forte luminosità o un grande contrasto tra i colori. Un’immagine senza una struttura e dei contorni ben definiti viene vista da chi la  guarda come un’immagine sfuocata. Oltre alla luminosità, giocano un ruolo importante anche la temperatura di colore o il bilanciamento del bianco. La temperatura di colore è composta dalle diverse lunghezze d’onda della luce e viene quindi condizionata dalle fonti di luce e dai colori delle superfici circostanti. Se per esempio scattiamo un ritratto di una persona posizionata davanti a un muro rosso, la foto avrà una tonalità rossa. Le superfici che si trovano attorno al soggetto da fotografare assorbono e riflettono la luce in modi diversi, e quindi producono effetti differenti in termini di intensità della temperatura di colore e contrasto. Ovviamente, elaborando la foto, si può anche in questo caso apportare degli aggiustamenti in un secondo momento.

Anche la risoluzione di un’immagine contribuisce alla sensazione di nitidezza e dipende molto dalle tecniche a disposizione e la qualità degli obiettivi usati. Solo quando il sensore riceve informazioni dettagliate dall’obiettivo è in grado di restituirle. In caso contrario, si ottiene un file con una risoluzione alta  ma meno dettagli e quindi anche una minore impressione di nitidezza. É ovvio che obiettivi di alta qualità insieme a macchine fotografiche di valore possono ottenere alte prestazioni. Non dimenticate però che anche la risolvenza dell’obiettivo, ossia il numero di linee che un obiettivo può riprodurre, incide in modo significativo sul risultato ottenuto.

Anche il numero di ISO impostato per il tempo di esposizione influisce sulla risoluzione e, di conseguenza, anche sulla nitidezza. Alti valori ISO provocano una diminuzione dei dettagli a causa del rumore dell’immagine e riducono la risoluzione. Anche la profondità di campo e il mosso sono condizionati dal tempo di esposizione.

È la profondità di campo che comunica all’osservatore una sensazione spaziale del soggetto. Importanti elementi di influenza sono in questo caso la lunghezza focale e  la distanza. Una maggiore lunghezza focale e una minore distanza riducono la profondità di campo.

Se il soggetto che si fotografa è in movimento, si ottengono immagini non nitide. Se questo effetto non è il risultato di errori nella messa a fuoco o nelle impostazioni del diaframma o altri errori di impostazione, allora si parla di foto mosse. Queste foto  ritraggono cioè dei soggetti che si spostano durante il tempo di posa. Spesso l’effetto mosso è un risultato non voluto che dipende solo da movimenti involontari del fotografo, ma a volte questo effetto viene appositamente scelto per dare più dinamicità alle foto e creare degli effetti particolari, come per esempio succede nella fotografia sportiva.