Le macchine compatte

Le macchine fotografiche molto leggere e di piccole dimensioni vengono definite „macchine compatte“. Questo tipo di macchine fotografiche presentano un’infinità di diversi allestimenti e prezzi differenti e vengono prodotte da tutti i grandi marchi come Canon, Nikon, Panasonic e Sony. Al contrario della reflex digitale e delle system camera, le compatte hanno un obiettivo integrato. A questa categoria appartengono sia le tipiche macchine tascabili per le vacanze, che le cosiddette camere bridge, che eguagliano le reflex sia nelle sembianze che nelle dimensioni.

Di solito le macchine compatte hanno un numero minore di funzioni, tra le quali il programma completamente automatico e svariate modalità, allestimenti e componenti abbastanza semplici. Alcune compatte di alta qualità possono offrire anche alte risoluzioni arrivando a più di 10 megapixel, come nelle macchine DSLR, o un’elevata sensibilità alla luce con valori ISO fino a 6.400 che vengono supportati dal proprio processore. Queste macchine sono in grado, anche in cattive condizioni di luce e senza flash, di scattare delle buone foto. Uno stabilizzatore, che nella maggior parte dei modelli è integrato nella macchina, protegge da eventuali oscillazioni. Molte macchine hanno poi un mirino elettronico, chiamato Live-View-Finder (LVF). La rappresentazione della foto scattata avviene su un display LCD che spesso, oltre alle foto digitali, supporta anche riprese in qualità HD.

Le macchine compatte non possono però reggere il confronto con sistemi ottici di elevata qualità o le funzioni presenti nelle reflex o nelle system camera. Dall’altra parte, queste ultime sono anche molto più costose, grandi e pesanti. Le compatte sono quindi la scelta migliore per i principianti, perché le limitate possibilità di impostare la macchina manualmente e una qualità inferiore delle foto sono comunque sufficienti per chi si sta avvicinando al complesso mondo della tecnica fotografica. Di facile uso, richiedono pochissime conoscenze e sono perfette per scattare foto durante viaggi, party o gite di famiglia.

Le compatte con obiettivo fisso riducono ovviamente di molto le opportunità di configurazione di una foto. Se decidete di acquistare una compatta, dovete perciò, in base alle vostre preferenze, dare maggiore priorità alla focale grandangolare o tele, e prestare attenzione allo zoom ottico. Oltre agli zoom ottici, le compatte hanno spesso degli zoom digitali. Con questi ultimi la parte centrale dell’inquadratura viene ingrandita e le informazioni mancanti vengono interpolate. Le foto realizzate con zoom digitali hanno di norma una qualità peggiore.

Le macchine fotografiche analogiche

All’interno della nuove procedure fotografiche, il concetto di macchina analogica viene utilizzato, dall’inizio del 21 secolo, per segnare una demarcazione con le nuove macchine digitali. La classica fotografia analogica, vecchia più di 100 anni e nota anche come fotografia al nitrato d’argento, richiedeva un supporto chimico. Poteva trattarsi di una pellicola negativa, una pellicola per diapositive o una lastra. Su questa superficie fotosensibile, per l’azione della luce, si generava una reazione chimica grazie alla quale il supporto cambiava colore. Le foto potevano quindi essere viste o riprodotte solo dopo lo sviluppo in laboratorio. Una successiva elaborazione o ottimizzazione era possibile solo con un laborioso ritocco in laboratorio.

Quando, attraverso il sistema ottico della macchina, il supporto viene esposto alla luce, le informazioni dell’immagine sussistono unicamente in formato fisico, misurabile in segnali analogici. Inizialmente, con la reazione chimica sul supporto, le informazioni vengono fissate e, si può dire, salvate. Con l’aiuto di un secondo processo chimico in laboratorio le foto possono ora essere impresse su una carta speciale e con questo procedimento riprodotte da immagine a immagine.

Anche in altri ambiti la tecnica analogica è stata accantonata a causa della sua vulnerabilità. Per questo, anche le cassette musicali, dotate di un fragile nastro magnetico che tende ad avere uno sgradevole fruscio di sottofondo, sono state sostituite da cd o chiavette USB.

Una macchina analogica ha però qualche vantaggio rispetto alla rispettiva macchina digitale. Per esempio, è estremamente meno esposta ai danni della polvere, mentre i delicatissimi sensori delle digitali richiedono, in caso si sporchino, una pulizia molto laboriosa e costosa, o addirittura una sostituzione della macchina. O ancora, le pellicole sono un supporto che meglio tollera gli errori cromatici o di esposizione.

Leica e Voigtländer sono tra in pochissimi produttori al mondo che producono ancora macchine analogiche. La fotografia digitale ormai domina il mercato e ha confinato la fotografia analogica ad una piccola ma stabile nicchia. Anche il mercato delle pellicole o dei servizi di sviluppo si è ridotto molto ma esistono ancora molti fotografi e artisti che utilizzano la vecchia tecnica analogica e sviluppano in laboratorio le foto come si faceva prima del digitale. In questo ambito, per ottenere effetti fuori dall’ordinario, vengono ancora molto spesso usate le macchine fotografiche istantanee.

DSLR

Una macchina reflex digitale viene denominata anche „digital single lense reflex“ (DSLR). La caratteristica principale di queste macchine è la presenza di uno specchio ribaltabile che si trova tra l’obiettivo e il piano focale. Lo specchio riflette la luce che entra attraverso l’obiettivo e la proietta, capovolta, sullo schermo di messa a fuoco. Con l’aiuto di una lente convessa e di un pentaprisma, l’immagine appare poi nel verso giusto sul mirino. Quando si scatta la foto lo specchio si ribalta verso l’alto e l’immagine giunge al sensore. Il sensore- che in queste macchine è molto più grande di quello presente nelle compatte- rende possibili scatti di alta qualità anche in condizioni difficili e diminuisce gli errori, come il rumore dell’immagine.

Le reflex digitali offrono innumerevoli impostazioni per ogni genere di effetto e garantiscono immagini di alta qualità. Grazie all’autofocus e a diverse funzioni automatiche, potete usare una reflex digitale anche senza grandi competenze tecniche. Per la loro grandezza, il peso e, non da ultimo, il costo, le reflex continuano ad essere macchine adatte a scatti occasionali e non all’uso di tutti i giorni.

Le macchine DSLR reagiscono in realtà più velocemente delle compatte ma, a causa del loro meccanismo di scatto, possono effettuare un numero relativamente ridotto di foto in successione.  Solo alcuni particolari modelli, come la Canon Pellix, permettono raffiche di scatti più rapide. In questi apparecchi, al posto di uno specchio ribaltabile, vengono montati uno specchio o un prisma semitrasparente che riduce il ritardo tra lo scatto e l’esposizione. Dato che la luce viene frazionata, l’immagine nel mirino apparirà più scura e giungerà meno luce al sensore.

Le ormai superate antenate analogiche delle DSLR, le single lens reflex (SLR), hanno in realtà un meccanismo di funzionamento molto simile ma usano, al posto del sensore, una pellicola. Queste necessitavano di uno sviluppo che richiedeva dei tempi abbastanza lunghi, che oggi invece non sono più richiesti dalle macchine DSLR. Un altro vantaggio significativo delle reflex digitali è un display che permette di vedere immediatamente lo scatto realizzato e di operare subito una scelta tra le foto da tenere e quelle da scartare. Tuttavia, sui display le immagini vengono rappresentate con una risoluzione bassa e, molto spesso, foto malriuscite o con una cattiva esposizione sono visibili solo quando vengono spostate sul computer.

Per evitare foto di bassa qualità dovute ad errori nelle impostazioni, molte macchine fotografiche avvisano in caso di sovra o sotto esposizione facendo lampeggiare il settore dell’immagine che presenta l’errore. Anche con l’aiuto di un istogramma, che può essere visualizzato sul display, viene resa più semplice l’analisi dell’illuminazione dell’immagine, indipendentemente dalla capacità di riproduzione del display.

Nikon, Canon, Olympus o Sony – nella scelta del produttore bisogna sempre considerare che la maggior parte dei produttori utilizzano obiettivi e altri accessori propri, prodotti da loro. Per questo è sempre consigliabile limitarsi ad un unico sistema quando si acquistano macchine e accessori vari.

Adattatori per l’attacco delle baionette permettono, in alcuni modelli, di utilizzare anche obiettivi di differenti produttori. Ma anche in questo caso, molte funzioni automatiche non vengono, in parte o del tutto, supportate. Fujifilm utilizza, grazie ad una licenza, la baionetta F sviluppata da Nikon.

Macchine fotografiche digitali

Un apparecchio fotografico che al posto di una pellicola utilizza un sensore e un supporto per la memoria viene definito con il termine „fotocamera digitale“. Attraverso la commutazione di segnali luminosi in segnali elettrici, l’immagine viene digitalizzata e può poi essere salvata in digitale e ulteriormente elaborata. Attraverso un’adeguata interfaccia, le foto possono essere trasferite anche su altri apparecchi. Questo permette di salvare ed elaborare successivamente le foto su un computer, in modo da archiviarle, correggerle o modificarle.

Molte impostazioni per la rielaborazione e la qualità delle immagini possono essere definite in automatico dalle macchine digitali. Quando si scatta una foto, di solito è l’autofocus che imposta i giusti valori per la nitidezza mentre il filtraggio ottico si occupa di definire adeguati filtri e mosaici di colore, che di solito sono integrati nel sensore.

La prima pietra miliare nella storia della fotografia digitale è stata posta da David Paul Gregg nel 1963 con l’invenzione della macchina a disco ottico. Le immagini potevano essere salvate su un disco video solo per pochi minuti e questa funzione la rendeva la prima macchina fotografica con cui era possibile un salvataggio delle foto elettronico.

La maggior parte delle macchina digitali possono anche girare filmati. Questi però richiedono un’elevata frequenza di aggiornamento perché la risoluzione è significativamente più bassa di quella delle immagini statiche. Lo sviluppo di speciali videocamere, con una tecnica pensata ad hoc per l’uso, ha seguito quindi una strada parallela a quella delle macchine fotografiche digitali.

Nel corso degli anni, gli sviluppi tecnologici dei primi sensori e dei chip sensibili alla luce sono stati rapidissimi. Il segno di svolta in ambito tecnico è arrivato nel 1969 con la scoperta di due fisici, Willard Boyle e George Smith, del Charge-Coupled-Device (CCD). Questo chip sensibile alla luce è stato concepito in origine come supporto di memorizzazione e rendeva infatti possibile un momentaneo salvataggio delle immagini. È stato utilizzato per la prima volta in una videocamera elettrica-analogica ed è tutt’oggi, insieme al sensore CMOS, il sensore più diffuso. Produttori come Canon, Kodak e Olympus utilizzano nelle loro macchine i sensori CCD.

All’inizio degli anni 90 le macchine digitali venivano utilizzate principalmente da fotografi professionisti, per esempio in ambito giornalistico. In questo settore svolgeva un ruolo più importante la velocità con cui si trasmettevano le foto piuttosto che la qualità delle stesse.

Per l’uso privato, le macchine digitali hanno iniziato a diffondersi alla fine degli anni 90. Le prime serie sono state messe sul mercato da marchi come Apple, Casio, Kodak, Sony e Canon. La prima reflex digitale si deve a Kyocera, nel 2002, e oggi si contano un numero praticamente infinito di modelli, con prezzi e allestimenti svariati.

Grazie alle rapidissime evoluzioni della tecnologia informatica e della fotografia digitale, il mercato della fotografia, ormai saturo da anni, é rinato. Soprattutto per quello che riguarda l’ambito dei privati, si è assistito ad una vera e propria esplosione del mercato. Con prezzi sempre più bassi, le macchine digitali sono arrivate nel 2003 ad un giro d’affari superiore a quello legato agli apparecchi analogici. Anche per questo motivo la maggior parte dei produttori ha deciso di interrompere la produzione di apparecchi analogici.

Negli anni 2000 le macchine digitali sono state sempre più spesso integrate in altri apparecchi. Se una volta solo pochi cellulari avevano una fotocamera integrata, oggi questa è considerata una dotazione base in tutti i tipi di smartphone, tablet e cellulari.

Una serie di ritratti, uno diverso dall'altro

Consigli per dei ritratti fotografici a regola d’arte

Nei ritratti fotografici i modelli sono gli indiscussi protagonisti della foto. A seconda del gusto, può essere messo in risalto un aspetto piuttosto che un altro e quindi si può optare per dei ritratti del solo viso o dell’intera figura. Qui vi diamo qualche consiglio per realizzare dei bei ritratti fotografici senza bisogno di un fotografo professionista.

Scegliere la luce giusta

Chi fotografa per hobby e non per professione non ha di solito a disposizione attrezzature per l’illuminazione. Per fortuna ci sono diversi semplici trucchi che vi possono aiutare ad ottenere una luce perfetta per i ritrarre i vostri soggetti.

Se vi trovate all’aperto dovete prestare attenzione che il vostro soggetto non si trovi in una zona con del sole accecante, perché in questo caso i raggi del sole creeranno delle ombre molto marcate sulla faccia del modello. La luce accecante è sempre uno svantaggio. È meglio disporre le persone in un ambiente chiaro, ma dove non il sole non batta in modo troppo diretto, per esempio davanti a un muro. La mattina e le tarde ore del pomeriggio sono più adatte a fotografare di quanto lo sia mezzogiorno, poiché la luce cade in modo trasversale.

Se invece volete fotografare al chiuso, allora vi consigliamo di sfruttare la luce che entra dalle finestre. La luce infatti, passando per le finestre, viene limitata e indirizzata meglio verso la persona da fotografare e lo sfondo che si ha intenzione di includere nel ritratto senza però punti di dissolvenza. Chi si occupa spesso di realizzare questi ritratti può procurarsi un economico faretto con cui illuminare le stanze. Noi vi consigliamo di procurarvi sempre due fonti di luce per evitare che si creino troppe ombre.

Effetti insoliti tramite giochi di ombre, colori e inquadrature

Ovviamente potete anche decidere di sfruttare in modo consapevole ombre e controluce per creare degli effetti interessanti. Per esempio, le immagini con molte ombre creano immagini drammatiche. Dovete solo stare attenti che queste siano delle „belle“ ombre, quindi evitate sempre e comunque le ombre sotto gli occhi o delle ombre troppo marcate sul volto.

Lo sfondo giusto

Nei ritratti fotografici il volto del modello è l’elemento più importante della foto. Per questo non è spesso necessario avere uno sfondo. Al contrario, gli sfondi possono rovinare la composizione della foto ed é per questo che non dovrebbe mai essere troppo ridondante e turbolento. Sono invece più adatti a questa fotografia delle semplici tende o un muro spoglio. Nella scelta dello sfondo dovete poi sempre assicurarvi che i colori siano in tinta con il modello. Sfruttando in modo corretto i colori potrete mettere in risalto gli occhi del vostro soggetto se richiamerete il colore degli occhi anche nel vostro sfondo.

Il volto sorridente di una giovane donna con uno sfondo sfuocato

In questo ambito fotografico si ottengono delle belle foto di effetto quando si riesce a fotografare il viso del soggetto in modo nitido e lo sfondo sfuocato. Questo gioco di profondità di campo si ottiene modificando la lunghezza focale e il diaframma. Il modo più semplice per ottenere questo effetto si ha avvicinandosi molto al soggetto che a sua volta è stato posizionato il più lontano possibile dallo sfondo. Oppure, potete ottenere uno sfondo sfuocato, aprendo al massimo il vostro diaframma.

Scegliere l’inquadratura

I ritratti, che hanno un’inquadratura simile alle foto della carta d’identità, risultano essere un po’ noiosi. Per dei risultati più interessanti vi conviene invece comporre l’immagine in modo che il volto del soggetto occupi la maggior parte dello spazio. In questo caso non riuscirete a ritrarre l’intero volto ma otterrete un’inquadratura più comunicativa. In queste foto, infatti, possono essere messe in evidenza i piccoli tratti espressivi del viso.

L’obiettivo giusto

In quest’ambito fotografico è sempre meglio ricorrere ad obiettivi con una lunghezza focale maggiore.  La ridotta profondità di campo dei teleobiettivi lasciano al fotografo maggior libertà d’azione. E usando una lunghezza focale compresa tra i 50 e 100 mm, vengono anche conservate le naturali proporzioni del volto. Se invece si usa un grandangolare, cioè un obiettivo con lunghezza focale inferiore ai 50 mm, i volti appaiono di solito deformati.

L’espressività del volto

Un bambino con un paesaggio autunnale: un soggetto pieno di atmosferaUn bambino con un paesaggio autunnale: un soggetto pieno di atmosfera

In una foto si può subito notare se il soggetto non si è sentito a suo agio durante gli scatti. Pose difficili, ambienti poco accoglienti o un’atmosfera negativa durante gli scatti influenzano negativamente una foto. Quindi, è fondamentale parlare con il proprio modello a proposito dei suoi desideri e di quello che desidera realizzare e così creare un clima il più possibile rilassato e stimolante.

La maggior parte delle persone fa molta fatica a lasciarsi andare. Quindi, dopo aver scattato almeno un paio di foto con un piccolo sorriso ed una posa non troppo irrigidita, tocca al fotografo trovare il modo giusto per far uscire dal guscio i suoi soggetti. Non c’è niente di meglio infatti che realizzare un ritratto con persone sorridenti o con espressioni inaspettate. Se tutte le impostazioni della macchina sono state ottimizzate all’ambiente e alle condizioni della luce, allora è arrivato il momento di iniziare con i primi scatti, senza troppe ansie e paure.

Diversi tipi di obiettivi per diversi scopi

Consigli per l’acquisto di un obiettivo

Ogni produttore di macchine fotografiche offre una vasta gamma di obiettivi, ai quali si aggiungono anche gli obiettivi messi sul mercato da produttori specializzati. Con così tanta offerta al momento dell’acquisto di un obiettivo è sempre difficile prendere una decisione.

Qui vi forniamo qualche consiglio e delle informazioni a cui dovreste prestare attenzione se siete intenzionati ad acquistare un nuovo obiettivo

Quale lunghezza focale deve avere un buon obiettivo?

Per prima cosa dovete decidere se volete acquistare un obiettivo zoom o uno a lunghezza focale fissa. Gli obiettivi zoom hanno il vantaggio di poter variare, all’interno di un intervallo predefinito, la lunghezza focale. In questo modo l’obiettivo risulta essere più versatile e adatto a situazioni diverse. Questa scelta vi evita di dover cambiare gli obiettivi mentre siete in giro e quindi vi fa risparmiare tempo e fatica.

Gli obiettivi a lunghezza focale fissa non possono invece variare la lunghezza focale. Se quindi si vuole fotografare un soggetto più o meno piccolo, bisogna per forza cambiare posizione. Il vantaggio di questi obiettivi è che sono ottimizzati per la propria lunghezza focale. Con questi obiettivi si possono ottenere risultati qualitativamente migliori rispetto a quelli ottenuti con un obiettivo zoom. Oltre a questo, a parità di qualità tecnica, questi obiettivi sono più economici degli zoom. Senza dimenticare che sono anche più leggeri e più facili da maneggiare rispetto ai loro piú flessibili omologhi.

Una volta presa questa fondamentale decisione sul tipo di obiettivo, dovete adesso scegliere la lunghezza focale che desiderate. Questa dipende moltissimo dall’uso che volete fare dell’obiettivo.

Una breve digressione sulla lunghezza focale:

La lunghezza focale viene espressa in millimetri. Una lunghezza focale di 50 mm esprime di norma l’angolo visivo dell’occhio umano ed è per questo che gli obiettivi con questa lunghezza vengono classificati come obiettivi standard. Lunghezze focali inferiori a 50 mm sono chiamate grandangolari. Col decrescere della lunghezza focale, aumenta l’ampiezza del campo che può essere fotografato. Gli obiettivi grandangolari sono per questo più adatti a fotografare paesaggi o per la fotografia di viaggio. Anche tra questi tipi di obiettivi esistono tante diverse gradazioni, per esempio i supergrandangolari hanno una lunghezza focale di 20 mm o meno.

Gli obiettivi con una lunghezza focale superiore ai 70 mm vengono invece chiamati teleobiettivi. Con questo tipo di obiettivi è possibile fotografare oggetti molto lontani, avvicinandoli. Attraverso questo ingrandimento l’angolo di campo diminuisce e, si può dire, che nella foto rientra una parte più piccola del soggetto. A partire da 135 mm si parla di veri e propri teleobiettivi e a partire da 300 mm si utilizza il termine superteleobiettivi.

 

Gli obiettivi per i principianti hanno in media una lunghezza focale compresa tra 18-55 mm e spesso sono inclusi nell’acquisto di una nuova macchina SLR. Questi obiettivi possono essere annoverati fra i grandangolari e gli standard.

Chi viaggia molto, e deve prestare attenzione a non avere dei bagagli troppo pesanti, deve per forza comprare un obiettivo in grado di coprire un arco di lunghezza focale ampio. Questi tipi di obiettivi risultano però di solito più grossi e pesanti di quelli standard ed è quindi consigliato, in questo caso, optare per degli obiettivi intercambiabili. Per i principianti, è consigliato un obiettivo con lunghezza focale tra i 18 e i 200 mm. In questo modo si riesce ad ottenere un angolo di campo grandangolare, uno normale e uno tele.

I professionisti non rinunciano mai ai loro obiettivi intercambiabili. Di solito le collezioni dei veri maghi del settore includono una combinazione di obiettivi a lunghezza focale fissa e obiettivi zoom. Per la lunghezza focale che viene utilizzata più di frequente conviene optare per un obiettivo a lunghezza focale fissa perché questo permetterà di ottenere risultati qualitativamente superiori. Un’attrezzatura che si rispetti viene poi di solito completata da un prezioso obiettivo grandangolare e da uno teleobiettivo.

Obiettivi con differenti aperture di diaframma

La luminosità

La seconda cosa più importante a cui dovrete prestare attenzione acquistando un obiettivo è la sua luminosità. È questa infatti che definisce l’apertura massima del diaframma. Quanto più è aperto il diaframma, tanto più luce entrerà e colpirà il sensore e quindi tanto maggiore sarà la luminosità dell’obiettivo. La luminosità viene espressa con in termine di rapporto focale. Il rapporto focale è una frazione e quanto più piccolo è il numero inferiore della frazione, tanto maggiore è il rapporto focale. Un rapporto focale di f/1.4 è quindi significativamente più grande e ha una luce molto più intensa di un f/8.

Gli obiettivi zoom hanno di solito minore luminosità rispetto a quelli a lunghezza focale fissa. Quanto più grosso è l’escursione focale di un obiettivo, tanto minore sarà di norma la luminosità. Quando si acquista un obiettivo bisogna quindi valutarne la luminosità in base alle proprie esigenze.

Gli attacchi – Il mio obiettivo può essere montato sulla mia macchina?

L’enorme offerta di obiettivi può da subito subire una scrematura restringendo le proprie valutazione solo a quelli che possono essere montati sulla vostra macchina fotografica. Molti produttori hanno leggermente modificato i diffusissimi attacchi per gli obiettivi baionetta in modo che solo gli obiettivi di loro produzione possano essere montati alla macchina. I produttori di obiettivi utilizzabili con macchine di diversi marchi, offrono invece obiettivi adatti a differenti attacchi. Sui siti di queste ditte è possibile verificare quali obiettivi sono compatibili con i diversi modelli di macchine fotografiche.

Attacchi per gli obiettivi

Il prezzo – quanto volete spendere?

La gamma di prezzi quando si acquista un obiettivo può partire da modelli economici sotto i 200 CHF e arrivare, con i modelli professionali, fino a diverse migliaia o addirittura decine di migliaia di CHF. Si tratta quindi di trovare un compromesso fattibile tra esigenze, uso e prezzo dell’obiettivo.

Oltre alla lunghezza focale e alla luminosità ci sono altre caratteristiche ed extra che determinano il prezzo degli obiettivi. Un esempio, un velocissimo motore autofocus, detto motore a ultrasuoni. Anche se per i fotografi dilettanti questo non rappresenta una condizione così importante, per i professionisti che si occupano di fotografia sportiva o che fotografano animali può fare la differenza. La velocità operativa ha ovviamente un prezzo. A questo si aggiungono anche delle speciali lenti che riducono gli errori dell’immagine. Queste lenti asferiche vengono però di solito utilizzate unicamente per obiettivi molto costosi.

La cosa più importante quando si acquista un obiettivo è capire l’uso che ne vorrete fare e qual è lo standard qualitativo che volete raggiungere. Nei negozi specializzati potete trovare personale competente che può guidarvi nell’acquisto e anche sui portali online ci sono ormai i resoconti dei test effettuati sugli obiettivi con i relativi consigli. Informatevi sempre con cura sulle caratteristiche più importanti di un obiettivo e cercate di trovare quello più adatto alle vostre esigenze.

Una grande scalinata in una villa abbandonata

Fotografare i lost laces – A cosa prestare attenzione

Motivazione

I lost places sono luoghi che esercitano uno strepitoso fascino su tutti gli urban explorer, chiamati anche „urbexer“. La motivazione che spinge questi moderni scopritori a perlustrare luoghi abbandonati e a documentarli con la propria macchina fotografica è l’atmosfera romantica e a volte estetica che si crea in questi luoghi. Molti „urbexer“ sono affascinati soprattutto dalla loro autenticità: capannoni ed aziende in decadenza contrastano con la moderna cultura degli investimenti edilizi. Molti fotografi interessati a questo tema trovano rilassante e liberatorio scappare dalla civiltà. Non di rado si possono scoprire alberi che sono cresciuti tra i muri abbandonati o strani graffiti con soggetti surreali, stimoli perfetti per la fotografia. Oltre all’esplorazione di relitti urbani e la relativa documentazione, molti fotografi sono spinti dalla voglia di realizzare delle opere artistiche. Il geografo ed esploratore urbano Bradley L. Garrett ha sviluppato la tesi secondo cui la urban exploration è di fatto una reazione alla sempre crescente sorveglianza e al controllo dei luoghi pubblici.

Sicurezza

Una grande scalinata in una villa abbandonata

C’è una fondamentale regola di base che garantisce un  buon livello di sicurezza quando si entra in un luogo abbandonato: non visitarlo mai da soli. La cosa migliore è recarsi in questi luoghi con una persona che conosce bene il posto e che vi può accompagnare nell’esplorazione. Per alcuni luoghi abbandonati esistono addirittura tour organizzati, come per esempio nella famosa Beelitz Heilstätten in Brandenburgo (Germania).

Il grado di attenzione deve sempre essere altissimo quando si entra in un luogo in degrado. Spostamenti bruschi e azioni disattente possono mettervi in pericolo-soprattutto quando il posto è in pericolo di crollo. Pavimenti e tetti in rovina devono sempre essere tenuti sotto controllo. La sicurezza viene prima di ogni altra cosa. Gli urbexer raccontano a volte di interi piani che sono crollati. Se avete dubbi sui buchi presenti un un pavimento sulla solidità delle assi, mettete da parte il fascino del posto e rinunciate a questa scoperta dell’ignoto.

Fondamenti legislativi

Una staccionata con un avviso di vietato entrare

Intrufolarsi in una proprietà privata o pubblica senza un adeguato permesso è una violazione di domicilio. In Svizzera questa viene normata dall’articolo 186 del StGB e prevede una pena detentiva che può arrivare a tre anni, o una multa in denaro. In Germania è invece il paragrafo 123 a regolare le violazioni di domicilio. In questo caso sono previste pene detentive fino ad un anno o una multa in denaro. Molti urban explorer non prestano attenzione a queste norme ed entrano senza permessi in questi luoghi, commettendo violazioni di domicilio. Talvolta è difficile riuscire a rintracciare chi amministra queste tenute o i proprietari dimostrano poca comprensione per i fotografi. Nel caso però degli urbexer non si tratta comunque di persone intenzionate a intrufolarsi in queste proprietà per danneggiare gli arredamenti, per rubare cose o per distruggere gli edifici. I fotografi lo fanno per hobby, per la voglia di sperimentare e documentare luoghi unici.

Regole non scritte

Un divano in rovina in una vecchia villa

Per gli urban explorer esistono anche diverse regole non scritte: „Take nothing but pictures – leave nothing but footprints!“, in italiano „Non fate nulla se non foto- non lasciate niente, solo impronte!“. Ogni urbexer che si rispetti, si attiene a questa regola base. Purtroppo, però, può succedere che ci siano vandali che entrano in questi luoghi con l’intenzione di devastarli, distruggere gli arredamenti interni e lasciare pattumiera. Questi comportamenti vengono aspramente criticati dai fotografi di street art. Il loro scopo infatti è solo quello di documentare quello che è successo negli ultimi decenni o mostrare la rinascita della natura in questi luoghi abbandonati dall’uomo.

La scena degli urban explorer è contraria anche a coloro che vogliono solo approfittare degli oggetti di valore che spesso si possono trovare nei luoghi abbandonati. Sempre più spesso i ladri di rame sono alla ricerca di zone industriali, ville ed edifici in rovina dove è ancora possibile trovare dei tubi di rame nelle pareti. Lo scopo, qui, è solo quello di recuperare gratis rame da rivendere per guadagnare soldi.

Valori ISO sul display di una reflex digitale

ISO, tutti i dettagli – la sensibilità alla luce

Ognuno di noi ha sicuramente già sentito parlare di ISO, capendone probabilmente molto poco. Gli ISO, insieme al diaframma e al tempo di esposizione, svolgono però un ruolo molto importante nella fotografia analogica come in quella digitale.

Già nella fotografia analogica, i valori ISO avevano un’importante significato. In questo caso indicavano la sensibilità della pellicola e precisavano quanto la pellicola inserita nella macchina era sensibile alla luce o, detto in altro modo, quanta luce era necessaria per fotografare. Il fotografo doveva quindi conoscere a fondo le condizioni di luce prima di iniziare un qualsiasi progetto, perché il cambio della pellicola in corso d’opera risultava praticamente impossibile.

Con le macchine digitali è diventato tutto più facile. Qui le impostazioni ISO indicano la sensibilità del sensore. I valori ISO possono essere modificati dal menù ed essere così adattati di continuo alle condizioni di luce. Molte macchine digitali impostano in automatico i valori di ISO e quindi è la macchina stessa che adatta e ottimizza questi valori alle condizioni.

L’acronimo ISO sta per International Organization for Standardization, una federazione internazionale di organizzazioni nazionali per la standardizzazione. Prima della sua fondazione, venivano utilizzate, per indicare la sensibilità della pellicola, le sigle nazionali. Sulle vecchie pellicole si potevano, per esempio, trovare sigle come DIN (Deutsches Institut für Normung) o ASA (American Standards Association). Oggi viene utilizzata solo la sigla internazionale ISO.

Usare i giusti valori di ISO

Di norma, la maggior parte delle macchine fotografiche usa valori ISO compresi tra 100 e 200. Questi esprimono una bassa sensibilità alla luce e sono adatti per scattare foto in condizioni di sufficiente luce.  La situazione diventa più difficile se le condizioni di luce non sono quelle ottimali. Se anche in queste condizioni volete continuare a lavorare con valori ISO 100, dovete o aprire maggiormente il diaframma, o allungare i tempi di esposizione. Ricordate che, in questa situazione, l’utilizzo di un cavalletto è indispensabile per evitare di avere foto mosse.

Per evitare questo tipo di foto potete anche decidere di aumentare i valori ISO e quindi anche la sensibilità alla luce del sensore. In questo modo il sensore percepirà il soggetto come se questo fosse molto più chiaro. Con l’impostazione degli ISO si influenza anche il tempo di esposizione. Se variate il valore ISO da 100 a 200, si dimezza anche il tempo di esposizione necessario. Se prima era di 1/125, con il nuovo valore passa a 1/250.

I produttori di macchine fotografiche forniscono differenti indicazioni su come impostare e utilizzare i valori ISO. In generale, però, si può asserire che i valori tra 100 e 200 sono adatti a foto in ambienti sufficientemente illuminati. In caso di tempo nuvoloso, di sera o in ambienti chiusi, sono invece da preferire valori ISO tra 400 e 800. Di notte o in stanze molto buie dovreste optare per valori ISO superiori a 800. Questi sono in particolar modo adatti ai casi in cui non è permesso usare un flash, come per esempio a concerti o in musei poco illuminati.

Gli svantaggi di valori ISO elevati– il rumore

Si potrebbe pensare che un alto valore ISO potrebbe essere la soluzione perfetta per tutti i problemi di illuminazione. Non è così semplice. Quanto più alto è il valore ISO, tanto maggiore è la probabilità che nell’immagine sia presente del rumore.

In molte macchine compatte economiche si ottengono spesso risultati inutilizzabili già a partire da valori ISO 400.

La causa del cosiddetto rumore di immagine è il rumore di fondo del sensore. Alzando i valori ISO si alza anche la sensibilità del sensore e quindi anche il rumore di fondo. Quanto più alto è il valore, tanto più visibile sarà il rumore sulle immagini, sotto forma di rumore di crominanza e di luminanza.  Questi pixel bianchi o di colore sbagliato sono visibili soprattutto sulle superfici scure delle foto.

Nel caso le vostre immagini presentino del rumore, potete provare a correggere questo errore con degli specifici programmi. Alcuni software a pagamento come  Photo Ninja o Neat Image permettono di ritoccare anche a posteriori i file grezzi della vostra macchina. In questo caso, però, la vostra macchina fotografica deve essere in grado di produrre dati in formato RAW. Nonostante questi accorgimenti, non potrete comunque mai eliminare del tutto questi disturbi.

Usare con cautela elevati valori ISO

Come già scritto, valori elevati di ISO possono produrre effetti indesiderati. Quanto più bassi sono i valori ISO che avete impostato, tanto più nitide saranno le vostre foto. Se, per esempio, scegliete un valore ISO 50 non avrete nessun problema di rumore. Prestate quindi sempre molta attenzione quando decidete di cambiare i valori ISO.

Anche modificando il diaframma e il tempo di esposizione potete regolare la quantità di luce che colpisce il sensore della macchina. È sempre meglio sfruttare questa possibilità, invece di modificare gli ISO, e munirsi di un cavalletto. Non avete un cavalletto? Ovunque potete trovare muri o altri punti di appoggio stabili. In questo modo eviterete anche quelle indesiderate oscillazioni della macchina.

Un cavalletto e una buona illuminazione rendono superflui alti valori ISO

HDR

Un’immagine realizzata con la tecnica HDR è una foto digitale molto ricca di particolari e che presenta una maggiore differenza di luminosità. L’acronimo sta per High Dynamic Range, cioè „immagine con un elevato intervallo dinamico“. Questi tipi di foto sono in grado di riprodurre un intervallo di contrasto molto più elevato rispetto alle tradizionali foto, chiamate infatti col termine Low Dynamic Range.

I 256 livelli di luminosità utilizzati nella normale prassi spesso non sono sufficienti a cogliere e riprodurre a pieno le differenze di luminosità presenti in natura. Le foto HDR cercano quindi di avvicinare l’intervallo dinamico della macchina fotografica agli occhi umani. Purtroppo, la maggior parte dei display così come le stampe, non sono in grado di realizzare questo compito.  Tuttavia, partendo da foto HDR si possono ottenere foto LDR, adatte ad essere esposte,

in grado di riprodurre un intervallo dinamico nettamente superiore.

Produzione delle foto HDR

Ci sono diversi modi di produrre una foto HDR. Alcune speciali macchine fotografiche sono in grado di riprodurre un intervallo dinamico maggiore di quello prodotto dalle tradizionali macchine digitali. Recenti  sviluppi superano addirittura la sensibilità e l’intervallo dinamico degli occhi umani. Con dei costi intorno ai 50.000 dollari americani, queste apparecchiature speciali non sono alla portata di tutti e vengono utilizzate solo in ambito professionale.

Per i dilettanti c’è invece l’opportunità di sfruttare il cosiddetto bracketing. Con questa tecnica vengono combinate almeno tre diverse foto di un determinato soggetto e, tramite un software specifico, si crea un’immagine HDR. Sulla foto finale ogni sezione della foto deve essere, almeno una volta, illuminata correttamente. Un problema per questo tipo di tecnica, sono i soggetti in movimento. Per questo è importante evitare oscillazioni della macchina già quando si scattano le singole foto. Vi consigliamo, quindi, di procurarvi un cavalletto prima di iniziare questo tipo di lavoro.

Molte macchine digitali di alta qualità, ma anche tante compatte di medio prezzo, sono in grado di generare una foto HDR partendo da tante singole foto. Per farlo, dovete selezionare la funzione HDR che trovate sulla vostra macchina. Questo programma segue il principio appena descritto: tante singole foto con differente illuminazione vengono compensate dal processore della macchina  e unite per creare un’unica foto HDR.

Una terza possibilità per la produzione di foto HDR è il rendering attraverso un software 3D. Questa tecnica viene di solito usata per creare i giochi per il computer dove i giocatori si spostano spesso da ambientazioni molto chiare a molto scure.