Fotografare i cibi : la moda del momento.

La food-photography: sfondi ed elementi decorativi – Trucchi e consigli

I food-blog sono il trend del momento e il mondo dei social network è completamente invaso da foto di menù, snack, cucine, smoothie e zuppe. In rete si trova di tutto. Dalle composizioni più laboriose, che ricorrono a vere tecniche professionali, fino alle semplicissime foto scattate con uno smartphone che ritraggono i menù dei ristoranti. Persino i libri di cucina danno ormai più importanza all’impatto visivo che non alle ricette stesse. Chi cucina volentieri e vuole condividere le proprie creazioni con il mondo o semplicemente con i propri amici, dovrebbe seguire qualche basilare consiglio così da lasciare a bocca aperta il proprio pubblico.

Progettazione e stile

Oltre ai colori e alla consistenza dei cibi da presentare, svolgono un ruolo altrettanto importante anche le decorazioni, lo sfondo, le stoviglie e le posate. Sono questi elementi che danno la giusta atmosfera alla foto e che definiscono il contesto in cui si va ad inserire il vostro menù. Nella fotografia pubblicitaria i professionisti usano spesso al posto del vero gelato dei materiali artificiali, per esempio della schiuma da barba o altre sostanze non commestibili, che facilitano il lavoro- ovviamente non importa che poi questi cibi non possono essere mangiati. Noi vii diamo invece dei consigli per fotografare al meglio i vostri cibi senza dover ricorrere a questi trucchi.

Per prima cosa conviene sempre decidere come strutturare il proprio lavoro già dalla fase preparativa e durante l’acquisto dei prodotti in modo da documentare l’intero processo della vostra ricetta. I cibi usati per la ricetta possono essere usati, nel loro stato naturale, come decorazioni per il piatto finale. Per esempio, vasetti verdi pieni di erbe aromatiche, peperoncini rossi, sale bianco e melanzane viola possono creare degli splendidi contrasti. A seconda di quello che volete preparare, potete usare un piatto classico-bianco e quadrato o ovale- o colorato, per esempio con fiori o fantasie arabesche. In generale è importante che le pietanze siano in primo piano e che l’immagine non sia troppo carica. Le porzioni non devono perciò essere troppo abbondanti e tutti gli elementi della ricetta devono combinarsi in modo da essere, anche solo alla vista, appetitosi. Privilegiate uno stile semplice ed evitate foto confuse. Decorazioni, stoviglie e posate non devono solo essere di colori che si abbinano ai piatti, ma anche tematicamente in linea con la ricetta.

Sfondi, piani d’appoggio, decorazioni e accessori

Tutti gli elementi che circondano il vostro piatto possono fare la differenza tra una foto di qualità ed una mediocre. Per esempio, un piatto di pasta può essere abbinato a un bel bicchiere di vino rosso, mentre una fetta di torta viene risaltata al meglio se accompagnata da una tazza di caffè o cioccolata. Gli elementi che accompagnano il vostro piatto dipendono ovviamente dal tema e dal pasto in questione.

Uno sfondo adatto può far risaltare i vostri piatti e farli apparire appetitosi.

Anche il piano su cui si appoggiano stoviglie, cibi e accessori svolge un ruolo primario. Potete creare da voi il giusto “fondale”. Con cartone, legno, tovaglie, taglieri e oggetti simili potete creare un piano da adattare ad ogni situazione. Noi vi consigliamo soprattutto materiali naturali, taglieri di legno, piani d’appoggio di diversi colori e materiali (legno, vetro, ardesia o marmo).

Per piatti i piatti asiatici usate tovagliette di bambù, i piatti a base di selvaggina risaltano meglio su lastre di ardesia, mentre gli smoothie vanno accompagnati ad utensili di legno chiaro.

Non dimenticate di considerare anche gli effetti che potete ottenere usando differenti tipi di sfondo e delle relative prospettive. Se si fotografa, per esempio, dall’alto sarà rilevante solo il piano d’appoggio, mentre lo sfondo non entrerà nella foto. Se si scattano invece foto frontali, lo sfondo può far risaltare la vostra ultima creazione. Se chiaro o scuro, monocolore o con vari colori, semplice o caotico- a seconda dello stile e dell’atmosfera che si vuole ricreare potete giocare con un’infinità di diversi sfondi. Come sfondo sono adatti sia i luoghi naturali che le stanze del vostro appartamento- per esempio le piastrelle della cucina, le finestre (anche se in questo caso dovrete fare molta attenzione alla luce) e molti altre ambientazioni. Elementi decorativi come fiori, bicchieri, tovaglioli e addirittura persone possono completare l’opera. Per avere una foto particolarmente armoniosa, cercate di fare in modo che lo sfondo appaia sfuocato sulla foto.

Stoviglie, colori e sfondo determinano l'atmosfera di una foto.

Accogliente e moderno

I cibi da cui partite per le vostre ricette, come frutta o verdura fresca o erbe aromatiche, possono essere presentati, a seconda dell’ambientazione che scegliete, in modo rustico o moderno, caldo o fresco, estivo o invernale. Cruciali sono i colori e i materiali che usate.

Legno, stoviglie fatte a mano o pitturate con fiorellini, colori caldi e posate decorate possono creare un’atmosfera accogliente e un po’ campagnola. Le pietanze appariranno in queste foto come naturali e genuine. Questa ambientazione è perfetta sia per i piatti classici, della tradizione, che per la frutta e la verdure del proprio orto. Utensili smaltati possono dare il tocco finale. Gli elementi decorativi, le stoviglie e le superfici su cui vengono appoggiati i cibi possono anche essere scompagnati, scheggiati o, in altre parole, possono essere in perfetto stile «shabby chic».

Questi consigli non sono assolutamente da seguire nel caso in cui vogliate uno stile moderno e sobrio. Gli stessi cibi possono apparire totalmente diversi se si cambia ambientazione e l’atmosfera dell’immagine può diventare più fredda e distaccata. Utilizzate in questo caso porcellane bianche, tonde o quadrate. Il vostro sfondo dovrà essere lucido, bianco o nero e accompagnate la pietanza con delle moderne posate, bicchieri per il vino e tovaglioli monocolori.

Cucina internazionale

I piatti di ispirazione asiatica, come il sushi, risaltano al meglio se accompagnati da alcuni semplici accessori. Sfondo nero e bacchette, una ciotolina per le salse e una composizione chiara e sobria vi aiuteranno a focalizzare l’attenzione sulla vostra ricetta. Spaghetti asiatici o piatti a base di riso sono perfetti su piatti neri o pentole di color scuro. Potete anche usare delle tovagliette di bambù o di altri materiali naturali.

Il sushi risalta alla perfezione su uno sfondo nero.

Pietanze orientali e a base di curry si abbinano molto bene a piatti e ciotole con motivi floreali. Riso, pane o altri contorni possono intravedersi in queste ciotole ed essere un bello sfondo. Una spolverata di erbe aromatiche e delle posate d’argento completano l’opera. Non vi occorre nient’altro.

Un piatto decorato crea una bella atmosfera per cibi orientali e piatti a base di curry.

Le persone possono rendere una foto più dinamica e viva.

Qualche comparsa

Chi scatta molte fotografie di cibi è ben presto stufo dei soliti scatti e sempre alla ricerca di nuove idee. Per esempio, per dare un po’ di movimento alla foto e renderla più interessante, potete includere anche qualche persona. Una zuppa calda può essere fotografata in mano ad una persona che la sorregge con dei pesanti guanti invernali, o si può fotografare qualcuno che lecca un gelato o ancora una torta che viene tagliata con un coltello. L’attenzione deve comunque rimanere sui cibi e far rientrare nell’immagine solo alcuni dettagli della persona. Provate questa variante e cercate nuovi spunti creativi per le vostre foto.

Bernd & Hilla Becher ricevono il premio Erasmus dal principe olandese Bernhard nel 2002.

Le 6 personalità che hanno influenzato il mondo della fotografia

Bernd e Hilla Becher (1931-2007, 1934-2015, Germania)

Bernd & Hilla Becher ricevono il premio Erasmus dal principe olandese Bernhard nel 2002.

Fotograf: Courtesy of the Praemium Erasmianum Foundation. Bernd & Hilla Becher CC-BY-SA 4.0 Quelle: https://de.wikipedia.org/wiki/Bernd_und_Hilla_Becher#/media/File:2002_Echtpaar_Becher_prijsuitreiking_5.jpg

Bernd e Hilla Becher sono stati una famosa coppia di fotografi che ha lavorato nella seconda metà del ventesimo secolo. Si sono conosciuti a Düsseldorf nel 1957 e si sono sposati quattro anni dopo. Questa coppia ha avuto un successo mondale grazie alle foto in bianco e nero delle case a graticcio e dei capannoni industriali. Alle loro opere fotografiche è stata attribuita la definizione di „nuova oggettività“.

Insieme hanno fondato la scuola „Düsseldorfer Photoschule“, che è stata frequentata da molti grandi artisti come Andreas Gursky, Thomas Struth, Candida Höfer, Thomas Ruff, Jörg Sasse e molti altri.

Hanno partecipato a Documenta 5 (1972), Documenta 6 (1977), Documenta 7 (1982) portando all’attenzione del grande pubblico l’unicità degli edifici industriali. Molti di questi edifici documentati dalla loro fotografia sono crollati tanti anni fa ed è per questo che i due vengono spesso definiti archeologi dell’architettura industriale. I loro scatti unici sono stati realizzati con macchine fotografiche di grande formato, cioè con il formato 13X18cm. Questi tipi di macchine hanno il vantaggio di riuscire a scattare foto senza deformazioni e di riprodurre i soggetti in modo estremamente dettagliato. L’utilizzo di queste macchine è molto ambizioso e richiede anche molto tempo. Le immagini prodotte surclassano di molto quelle delle macchine piccole e di medio formato. Tutti gli appassionati di fotografia di architettura dovrebbero vedere almeno una volta in vita loro le opere di Bernd e Hilla Becher.

Annie Leibovitz (*1949, USA)

Annie Leibovitz davanti al famoso ritratto di Demi Moore, 2008

Fotograf: Robert Scoble from Half Moon Bay, USA – Annie Leibovitz bei ihrer SF Ausstellung – CC BY 2.0 Quelle: https://de.wikipedia.org/wiki/Annie_Leibovitz#/media/File:Annie_Leibovitz-SF-2-Cropped.jpg

Anna-Lou Leibovitz è una delle fotografe americane di maggiore successo, oltre che essere una delle più pagate. Ha realizzato molti ritratti di famosi politici, economisti e persone di cultura. Grazie a questi scatti ha acquisito negli anni un riconoscimento internazionale.

La Leibovitz studia pittura e fotografia con l’obiettivo di diventare un’artista, ma durante gli studi inizia anche a realizzare dei ritratti fotografici con una macchina 35 mm. La sua ispirazione veniva soprattutto da grandi maestri come Robert Frank e Henri Cartier-Bresson. L’editore della rivista Rolling Stone rimase così colpito dai lavori fotografici della Leibovitz tanto da assumerla nel 1970. Dopo aver terminato gli studi di arte lavora, dal 1973 fino al 1981, come capo fotografo.

Un tratto distintivo della Leibovitz era il particolare approccio con cui fotografava i musicisti. Il suo intento era quello di conoscere a fondo le persone che ritraeva e per questo di solito seguiva i musicisti anche per più di due o tre giorni. In questo modo poteva ottenere foto intime in un’atmosfera molto stimolante.

Il suo lavoro più famoso è sicuramente la foto di John Lennon e Yoko Ono proprio poche ora prima che Lennon fosse assassinato. Grazie a questa foto e a quella di Demi Moor in posa nuda ha ottenuto nel 2005 il primo e il secondo posto per le migliori 40 copertine. Gli appassionati di ritratti fotografici devono assolutamente cogliere la loro ispirazione dai lavori di Annie Leibovitz.

Ansel Adams (1902-1984, USA)

Ansel Adams in una foto del 1950

Fotograf: Malcolm Greany – Ansel Adams um 1950 – gemeinfreies Bild

Ansel Easton Adams è stato un incredibile fotografo di paesaggi, autore e insegnante di fotografia artistica. È stato uno dei fondatori del gruppo f/64. In contrapposizione all’allora movimento del pittorialismo, il gruppo f/64 sosteneva l’utilizzo di un rapporto di diaframma 64, che permetteva di ottenere una maggiore profondità di campo. Adams è considerato uno dei pionieri della straight photography. Questa fotografia realistica dava molta importanza alla ricchezza delle tonalità, alla nitidezza e alla luce. Un soggetto doveva essere riprodotto nel modo più realistico possibile. Adam è anche considerato il re della fotografia di paesaggi. Per tutti gli appassionati del genere è un maestro a cui fare sempre riferimento.

Helmut Newton (1920-2004, Germania)

La lapide di Helmut Newton a Berlino

Fotograf: Rlbberlin Grab auf dem Städtischen Friedhof Schöneberg – CC BY-SA 3.0 Quelle: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/18/Friedhof_Schoeneberg_III_-_Helmut_Newtons_Grave.jpg

Helmut Neustädter è stato un fotografo tedesco-austaliano. Inizia come praticante nel 1936 presso Else Neuländer-Simon e nel 1938, a causa della sua religione ebraica, scappa a Singapore dove  cambia il nome in Newton. Nel 1940 si trasferisce in Australia dove, nel 1945, apre il suo studio fotografico a Melbourne. Ha lavorato a lungo per l’edizione australiana di Vogue e per diverse riviste patinate di moda. È ancora oggi considerato uno dei più accreditati e pagati fotografi di moda, pubblicità, ritratti e di nudo.

August Sander (1876-1964, Germania)

August Sander è considerato il più grande fotografo di ritratti degli scorsi secoli. All’età di 28 anni apre a Linz sul Danubio il suo primo atelier. Nel 1910 si trasferisce con la famiglia a Colonia. Uno dei suoi più grandi progetti, a cui ha dedicato l’intera vita, è la serie fotografica Menschen des 20. Jahrhunderts (Ritratti del ventesimo secolo), che lo ha reso famoso in tutto il mondo. La serie si divide in sette gruppi: I Contadini, Gli abili Commercianti, Le Donne, Classi sociali e Professioni, Gli Artisti, La Città, Gli Ultimi. Le foto volevano documentare in modo molto coinvolgente i cambiamenti sociali avvenuti nel corso del tempo. Nel 1929 é stata pubblicata nel libro “Antlitz der Zeit” una serie di 60 fotografie. Solo 16 anni dopo la morte di Sander è stata pubblicata, grazie al figlio, l’intera serie di foto. Tutti colori che si cimentano nell’ambito della fotografia dovrebbero studiare gli scatti di Sander che spaziano dal ritratto sino ad arrivare ai paesaggi naturali, industriali e urbani.

Fotografia di moda: dei gioielli fotografati in dettaglio

Foto a distanza ravvicinata – l’espressività dei dettagli

Le foto scattate a distanza ravvicinata svolgono un ruolo molto importante nella fotografia di moda. Sia che si tratti di cuciture, bottoni o di altri elementi raffinati come spille, frange e gioielli. Vi diamo alcuni consigli utili da seguire per riuscire a fotografare al meglio questi piccoli ma essenziali dettagli.

5 consigli per foto da vicino

La scelta del soggetto e la prospettiva

Prima di impostare la macchina fotografica e la luce, dovete pensare bene al vostro soggetto. In molte foto i piccoli dettagli, come per esempio i gioielli, appaiono piatti e noiosi e questo errore dipende il più delle volte da un’errata scelta di prospettiva. Per fotografare in modo corretto e rendere vivi gli accessori, il fotografo dovrebbe giocare con la prospettiva, non dimenticando mai che la perfetta angolatura non esiste. Se dall’alto, dal basso o di lato- dovete provare più di una visione prospettica prima di trovare quella giusta. A volte è sufficiente cambiare la vostra inquadratura di pochi gradi per rendere più viva e dinamica una foto.

Oltre alla prospettiva, anche l’inquadratura è da valutare attentamente. In questo caso, orientatevi seguendo la regola della „sezione aurea“. Quindi, non posizionate il vostro soggetto al centro della foto, ma leggermente spostato rispetto a questo punto. Nella maggior parte delle fotocamere è possibile visualizzare una griglia che può aiutarvi nel posizionamento del soggetto. Nella scelta del tema, non dimenticate di valutare anche gli elementi secondari e lo sfondo. Scegliete qualcosa di neutro e armonioso in modo da far risaltare bene il soggetto principale. Vi consigliamo, per esempio, una camicetta monocolore o uno sfondo il più neutro possibile se volete fotografare dei gioielli colorati e vistosi.

Le foto di una cerniera- a sinistra una foto banale e noiosa mentre a destra una prospettiva diversa da maggiore dinamicità allo stesso soggettoLe foto di una cerniera- a sinistra una foto banale e noiosa mentre a destra una prospettiva diversa da maggiore dinamicità allo stesso soggetto

Illuminazione

Oltre alla scelta del soggetto e della prospettiva, vanno valutate le condizioni di luce. Se le foto si scattano in un vero e proprio studio fotografico, si possono raggiungere delle condizioni di luce perfette. Qui, infatti, è possibile scattare le foto con l’aiuto di fari e lampade da giorno in modo da rendere ben visibili anche i minimi dettagli. Con queste lampade, che possono essere orientate a proprio piacimento, si può giocare con le luci e le ombre. Se invece il servizio fotografico avviene all’aperto, la situazione si complica e bisognerà prestare attenzione a un paio di importanti elementi. Quando si posiziona un oggetto o un modello, bisogna assicurarsi che non si trovi in un luogo illuminato in modo troppo diretto dai raggi del sole. Una luce troppo diretta, soprattutto quella che si ha a mezzogiorno, risulta troppo netta e dura e crea ombre poco piacevoli sulle foto. Per questo è sempre meglio scattare le foto di mattina o di pomeriggio quando il sole è più debole. Se proprio non potete evitarlo, allora cercate delle zone ombreggiate. All’ombra o nella semi ombra il vostro soggetto non verrà illuminato in modo diretto e i dettagli saranno più facilmente visibili. Oltre a questo dovreste comunque ricorrere all’uso di riflettori o, in alternativa, a un cartone ricoperto con un foglio d’argento. Questo riflettore viene messo a fianco del soggetto in modo da compensare le ombre troppo dure. Se il sole splende da destra sul soggetto, il riflettore deve essere posizionato alla sua sinistra. Le ombre troppe intense verranno così ammorbidite e la foto risulterà più armoniosa. Ovviamente con questi riflettori si può anche giocare con leggere ombre e creare atmosfere magiche- in questo caso il riflettore assorbe la luce del sole e la indirizza su determinate zone dell’immagine.

Una corretta esposizione rende l'immagine più morbida.

Cavalletto e scatto automatico

Le foto ravvicinate richiedono una mano molto ferma o, in alternativa, un cavalletto. La soluzione migliore è un treppiede che riduce al minimo le possibili oscillazioni che la macchina può subire. Per lo stesso motivo è consigliato l’uso dello scatto automatico che permette di posizionare con calma e cura la macchina fotografica e poi scattare la foto senza alcun movimento. Se la distanza tra soggetto e fotografo è molto grande, e si deve quindi ricorrere allo zoom, o se si deve fotografare un elemento in movimento, anche il semplice gesto di premere il tasto dello scatto può causare delle foto mosse. Lo scatto automatico può invece effettuare la foto senza necessità che venga premuto alcun tasto, tramite la funzione presente in quasi tutte le macchine o con un telecomando.

Una foto da vicino di gioielli e piume. Con l'aiuto di un cavalletto e dello scatto automatico le piume non appaiono sfuocate.

RAW

Per avere pieno controllo sulle proprie foto e per evitare che i file digitali subiscano delle perdite durante il foto ritocco, dovreste scattare le foto in formato RAW. Al contrario del JPEG, nel formato RAW la macchina fotografica salva anche le informazioni relative all’esposizione, al diaframma, ai valori ISO e permette di aggiustare in una seconda fase di rielaborazione tutte le altre impostazioni, come i contrasti o il bilanciamento del bianco, senza alcuna perdita di qualità per l’immagine. Con il formato RAW si può in un certo senso dire che il file viene salvato esattamente come viene messo a disposizione dal sensore. Anche i livelli di luminosità sono nettamente migliori in questo formato dal momento che il passaggio da bianco a nero è più graduale.

Nitidezza e messa a fuoco

Un elemento che può fare la differenza quando si scatta una foto è la profondità di campo. Il risultato ottimale è riuscire ad avere una foto con lo sfondo sfuocato e il soggetto principale a fuoco con tutti i dettagli ben riconoscibili. Per ottenere questo effetto dovete disattivare la messa a fuoco automatica e selezionare quella manuale. Con il focus manuale potete scegliere da voi la messa a fuoco e avere a disposizione una maggiore libertà d’azione nella regolazione della nitidezza. Esaminando i diversi piani di nitidezza, potrete vedere in modo molto intuitivo quanto può cambiare la vostra foto. Per rafforzare ancora di più questo effetto e per far risaltare al meglio il vostro soggetto, potete giocare un po’ anche con il diaframma. Se volete delle foto ricche di piccoli dettagli molto nitidi, dovete scegliere un valore di f/1 o f/4. In questo modo avrete uno sfondo ancora più indistinto mentre il vostro soggetto apparirà perfettamente nitido.

La lente

Le lenti sono degli elementi trasparenti che rifrangono la luce che arriva sulla loro superficie.

La prima teoria sull’ingrandimento ottico tramite lenti convesse é stata sviluppata circa 1.000 anni fa ed é stata poi ulteriormente sviluppata nel dodicesimo secolo. In questo tempo esistevano le lenti di ingrandimento per la lettura, cioè delle mezze sfere formate da lenti convesse che permettevano di ingrandire i testi da leggere. Già alla fine del tredicesimo secolo le lenti venivano usate per correggere la capacità visiva delle persone. Erano nati i primi occhiali.

I moderni obiettivi fotografici sono costituiti da lenti singole e da gruppi di lenti. A seconda della forma, dell’interfaccia della lente e dell’indice di rifrazione del materiale della lente varia la sua capacità rifrangente.

Ci sono infiniti tipi di lenti, anche se quella più semplice rimane la lente sferica. Questa viene ritagliata dalla parte superficiale di una sfera. Le lenti sferiche si differenziano in convesse e concave.

Le lenti convesse focalizzano la luce su di un punto e per questo vengono chiamate lenti convergenti. Il punto su cui viene raccolta la luce si chiama punto focale. La distanza tra il punto focale e il centro della lente è chiamato lunghezza focale, un concetto molto importante in ambito fotografico. Le lenti convesse hanno una superficie che curva verso l’esterno e quindi nel mezzo sono più spesse che sui lati. Attraverso la rifrazione e la concentrazione della luce le lenti convesse riproducono un’immagine capovolta e ingrandita.

Le lenti concave sono al contrario curvate verso l’interno e quindi sono più sottili al centro che sui lati. Queste disperdono la luce entrante e per questo vengono anche chiamate lenti divergenti.

Oltre a queste chiare tipologie, esistono poi tante forme intermedie. Le cosiddette lenti a menisco hanno sia lenti convesse che concave. Queste lenti vengono usate negli obiettivi che contengono più lenti, o gruppi di lenti, e servono a compensare gli errori di riproduzione.

Il diaframma

Il diaframma regola la quantità di luce che entra e colpisce il sensore. Se il diaframma é completamente aperto, entra molta luce. Quanto più il diaframma é chiuso, tanto meno luce entra nel sensore. Il diaframma é un sistema meccanico di forma circolare, costituito da una serie ordinata di lamelle che scivolano l’una sull’altra aumentando o diminuendo l’entrata della luce.

Si fa spesso confusione riguardo al diaframma, perché esistono diversi modi per rappresentarlo.

In realtà, l’apertura del diaframma viene espressa con una frazione, il cosiddetto rapporto focale. Questo viene di solito espresso come il rapporto fra 1 o “f” e un denominatore. Alcuni produttori scrivono solo il denominatore.

Questi sono i valori standard utilizzati a livello internazionale.

1 | 1,4 | 2 | 2,8 | 4 | 5,6 | 8 | 11 | 16 | 22 | 32 | 45 | 64 | 90

I normali obiettivi hanno di solito un valore minimo di 22 e solo le macchine più avanzate presentano valori più elevati.

Se si parla di un valore di diaframma 4, si parla in realtà del rapporto 1/4 o f/4. Il ricorso alle frazioni rende più facile la comprensione del funzionamento del diaframma. Come la matematica insegna, se il denominatore aumenta, diminuisce il risultato della frazione. 1/16 é più piccolo di 1/4. Per questo, se aumenta il diametro della lente, diminuisce la quantità di luce che entra nel diaframma. Se questo valore è di 16 il diaframma sarà molto più chiuso che nel caso di un rapporto focale 4, e quindi attraverso l’apertura del diaframma passerà meno luce.

Prestate attenzione:

  • Rapporto focale = 1/valore del diaframma
  • quanto minore è il rapporto focale, tanto minore é la luce che entra nel diaframma
  • quanto maggiore é il rapporto focale, tanto maggiore é la luce che entra nel diaframma

A seconda delle condizioni di luce in cui ci si trova bisogna scegliere la giusta apertura del diaframma. Se c’è poca luce, bisogna scegliere un elevato rapporto focale, in modo da far entrare quanta più luce possibile nel diaframma e quindi sul sensore. Se invece c’è molta luce, allora usate un rapporto focale basso. In questo modo il diaframma rimane chiuso ed entrerà poca luce sul sensore. Regolando in modo corretto il diaframma eviterete foto sovra o sottoesposte.

La scelta del diaframma influisce anche su altri aspetti della fotografia. Se si sceglie un rapporto focale alto (quindi un diaframma con un diametro piccolo), il diaframma rimarrà molto aperto. Dato che in questo modo arriva molta luce sul sensore, dovrete scegliere un tempo di esposizione corto. Se invece utilizzate un rapporto basso e fate arrivare poca luce sul sensore, allora dovrete aumentare il vostro tempo di esposizione per ottenere un risultato soddisfacente.

La lunghezza focale

La lunghezza focale indica la distanza tra il centro ottico della lente e il punto di focalizzazione. Viene espressa in millimetri e quanto maggiore é la lunghezza focale, tanto più grande é la riproduzione del soggetto a parità di distanza. La lunghezza focale esprime così anche la scala di riproduzione data una certa distanza dal soggetto. È per questo che la lunghezza focale influenza l’angolo di campo di un obiettivo. Quanto maggiore é la lunghezza focale, tanto più grosso verrà rappresentato il soggetto, il che riduce anche l’inquadratura e quindi anche l’angolo di campo.

Molti moderni obiettivi permettono di impostare manualmente la lunghezza focale in base alle esigenze, si parla in questo caso di obiettivi zoom. Un obiettivo con lunghezza focale di 50 mm viene definito obiettivo standard perché riproduce, più o meno, l’angolo di campo degli occhi umani che è di 46 gradi. Gli obiettivi con lunghezza focale inferiore ai 50 mm sono invece i grandangolari. Questi permettono di realizzare delle foto con un angolo di campo molto ampio. Gli obiettivi con lunghezza focale inferiore ai 20 mm sono detti supergrandangolari. Il tipo più estremo di grandangolare è il cosiddetto „fisheye“ che può raggiungere un angolo di campo di 180 gradi ed è in grado di realizzare fotografie quasi rotonde. Per queste caratteristiche, i grandangolari sono perfetti per le fotografie di paesaggi.

Gli obiettivi con una lunghezza focale maggiore di 50 mm sono invece detti teleobiettivi. Questi permettono di ingrandire i soggetti da fotografare. Questo ingrandimento riduce però l’angolo di campo e quindi l’inquadratura sarà molto più piccola di quella che si ottiene con un grandangolare. Se un obiettivo ha lunghezza focale maggiore a 300 mm, allora viene detto superteleobiettivo o ultrateleobiettivo.

L’obiettivo macro

Con l’utilizzo degli obiettivi macro è possibile ottenere una grande scala di riproduzione. La scala di riproduzione indica il rapporto tra l’effettiva dimensione del soggetto e la dimensione della sua riproduzione sul sensore. In un rapporto di 1:2 l’oggetto fotografato è grande il doppio della sua rappresentazione sul sensore. Come succede anche con gli occhi umani, deve sempre esserci una distanza minima tra l’oggetto e la lente in modo da riuscire a riprodurre un’immagine nitida. Per raggiungere la massima scala di riproduzione possibile, è necessario aumentare la distanza fra obiettivo e sensore, ossia si deve aumentare il tiraggio dell’obiettivo.

Gli obiettivi normali sono ottimizzati per fotografare soggetti molto lontani e la riproduzione di un soggetto molto vicino alla lente non sarebbe possibile con questi obiettivi standard. Gli obiettivi macro, invece, sono impostati per realizzare foto di alta qualità di soggetti che si trovano ad una distanza ridotta. Si parla qui di una buona prestazione di riproduzione in condizione di minima distanza dal soggetto. Per raggiungere questo risultato molti obiettivi macro sono dotati di un’ulteriore lente close-up o di un tubo di prolunga. Proprio per questa complessa costruzione gli obiettivi macro sono più grandi e pesanti dei normali obiettivi con la stessa lunghezza focale.

Gli obiettivi macro possono avere diverse lunghezze focali ma la maggior parte ne ha una compresa tra i 40 e i 100 millimetri. Per realizzare degli scatti macro di soggetti molto lontani esistono obiettivi con lunghezza focale 200 mm. Il loro svantaggio é la velocità con cui lavora l’autofocus. A causa infatti del complesso sistema di regolazione, l’autofocus qui lavora molto più lentamente rispetto agli  analoghi obiettivi con la stessa lunghezza focale.

Per decidere quale lunghezza focale sia giusta per il vostro obiettivo macro, deve esservi chiaro cosa avete intenzione di fotografare. Gli obiettivi macro hanno di solito una lunghezza focale fissa ed esistono sul mercato solo pochissimi obiettivi macro zoom.

Gli obiettivi macro con lunghezza focale 60 mm sono di solito i più economici e leggeri. Data le ridottissima lunghezza focale bisogna però avvicinarsi molto al soggetto che si vuole fotografare. Nel caso di piante o insetti può essere però difficile avvicinarsi così tanto perché si rischia di far scappare il proprio soggetto. Oltre a questo, una distanza così ridotta dal  soggetto può causare foto con ombre indesiderate.

Una lunghezza focale a partire da 100 mm permette di avere una distanza maggiore dal proprio soggetto, il problema luci-ombre viene così risolto. Questi obiettivi sono però anche più pesanti e costosi.

Se si vogliono fotografare animali schivi, si deve optare per un obiettivo con lunghezza focale a partire da 180 mm. Questo risulta essere molto pesante e costoso. Oltre a questo, l’obiettivo é molto sensibile ai tremolii e senza un cavalletto é impossibile ottenere una foto di qualità.

Il teleobiettivo

La parola „tele“deriva dal greco e significa „lontano“. I teleobiettivi permettono di ingrandire gli oggetti che si vogliono fotografare. Un teleobiettivo funziona fondamentalmente come un cannocchiale.

Rispetto ad un obiettivo normale, i tele hanno una maggiore lunghezza focale. A partire da una lunghezza focale di 70 mm si può parlare di teleobiettivi e ormai ne esistono diversi che hanno lunghezza focale anche di 500 mm. Quanto maggiore è quest’ultima, tanto maggiore è la capacità di un obiettivo di ingrandire i soggetti. Bisogna però sempre ricordare che con un ingrandimento del soggetto si ha allo stesso tempo una riduzione dell’inquadratura (detta anche angolo di campo).

I teleobiettivi con lunghezza focale tra 100 e 300 mm sono obiettivi retrofocus. Questo particolare metodo di costruzione sposta il piano focale permettendo di ottenere una riduzione della lunghezza fino al 30%. Così molti teleobiettivi sono più corti della loro lunghezza focale.

Obiettivi con una lunghezza focale tra 70 e 135 mm vengono chiamati obiettivi da ritratto. Tra 135 mm e 200 si parla invece di una lunghezza focale media e questi obiettivi vengono classificati come teleobiettivi standard. Gli obiettivi invece con una lunghezza focale a partire da 200 mm sono detti superteleobiettivi.

Le foto scattate con i teleobiettivi hanno una profondità di campo notevolmente minore di quelle fatte con i grandangolari. Con profondità di campo, che dipende dal diaframma e dalla lunghezza focale dell’obiettivo, si intende la nitidezza di una porzione della foto. Teleobiettivi con una lunghezza focale limitata (fino a 135 mm) vengono di solito usati per i ritratti perché la ridotta profondità di campo mette in risalto il volto della persona.

I teleobiettivi standard, con lunghezza focale fino a 200 mm, vengono usati soprattutto nella fotografia di viaggio e di natura. I superteleobiettivi, invece, trovano il loro massimo utilizzo nella fotografia sportiva e nella caccia fotografica. I superteleobiettivi economici hanno di solito minore luminosità e non sono quindi adatti a fotografie in condizioni di scarsa luce. Se si desidera avere una foto nitida in condizioni di penombra si deve per forza optare per un superteleobiettivo più costoso.

Per foto senza tremolii vale la regola d’oro che il tempo di esposizione deve essere almeno il reciproco della lunghezza focale. Se la lunghezza focale è di 200 mm, il tempo di esposizione dovrebbe essere di 1/250 di secondo o più corto. A partire da lunghezza focale 300 mm, si dovrebbe sempre usare un cavalletto perché è praticamente impossibile che la mano umana riesca, con un simile ingrandimento, a scattare una foto non mossa.

L’obiettivo grandangolare

Tutti gli obiettivi con una lunghezza focale inferiore ai 50 millimetri vengono definiti grandangolari. Se un obiettivo ha una lunghezza focale di 20 mm o inferiore, allora si parla di obiettivi supergrandangolari. Le forme più estreme di questo tipo di obiettivi sono gli obiettivi “fisheye”. Questi hanno lunghezza focale 16 mm e permettono di raggiungere un angolo di campo di 180°.

La lunghezza focale dell’obiettivo influisce direttamente sull’angolo di campo che nel caso dei grandangolari è, in confronto agli altri tipi di obiettivi, maggiore. Ciò permette di avere delle immagini con inquadrature più ampie.

I grandangolari sono composti da diversi tipi di lenti. Attraverso una complessa combinazione di differenti lenti si cerca di compensare i difetti dell’immagine. Con angoli di campo maggiori aumentano anche i difetti delle foto, percepiti come contorni vaghi, riflessi e distorsioni.

Oltre a queste sfide e ad un campo maggiore, gli obiettivi grandangolari hanno altre importanti caratteristiche a cui ogni fotografo dovrebbe prestare attenzione. Quando si fotografa con un grandangolare il primo piano e lo sfondo appaiono molto distanti l’uno dall’altro. Questo effetto si crea perché i soggetti che si trovano molto lontano vengono riprodotti in modo esageratamente piccolo.

Quando si usa un grandangolare è importante che la macchina fotografica sia tenuta il più orizzontale possibile. Se la macchina viene inclinata verso l’alto o il basso, si ottengono le cosiddette linee cadenti. Le linee che nella realtà sono verticali tendono nell’immagine a convergere tra di loro. Questo effetto può anche essere sfruttato per scopi creativi. Se invece volete evitare questo effetto, ma mantenere comunque una prospettiva dall’alto o dal basso, allora dovreste scattare la foto o accovacciati o su un piano rialzato.

Un altro elemento che si ottiene con questo obiettivo è la grande profondità di campo che, anche con un diaframma molto aperto, fa apparire i vari piani dell’immagine nitidi.  Questo fa si che un unico soggetto o una persona vengano messi a fuoco senza il rischio che gli altri piani dell’immagine vengano sfuocati. Da un punto di vista stilistico, quando usate un grandangolare, è sempre consigliato scegliere un soggetto come punto focale della foto. Dato che queste foto hanno delle inquadrature molto ampie, senza un punto focale fisso rischiano di essere immagini poco esplicative.

Visto che i grandangolari vengono di solito  usati per fotografare paesaggi, il sole svolge un ruolo molto importante nella composizione e nella realizzazione della foto. Punti di luce e riflessi del sole possono essere evitati con un paraluce che non deve però essere visibile nell’inquadratura.

Oltre che per le foto in esterno, i grandangolari vengono spesso usati in ambito immobiliare. Grazie ad un angolo di campo così ampio è possibile rendere nella foto porzioni più grandi di una stanza. In questo modo si ottengono immagini più informative di quelle che si otterrebbero con un normale obiettivo.