Macchine fotografiche digitali

Un apparecchio fotografico che al posto di una pellicola utilizza un sensore e un supporto per la memoria viene definito con il termine „fotocamera digitale“. Attraverso la commutazione di segnali luminosi in segnali elettrici, l’immagine viene digitalizzata e può poi essere salvata in digitale e ulteriormente elaborata. Attraverso un’adeguata interfaccia, le foto possono essere trasferite anche su altri apparecchi. Questo permette di salvare ed elaborare successivamente le foto su un computer, in modo da archiviarle, correggerle o modificarle.

Molte impostazioni per la rielaborazione e la qualità delle immagini possono essere definite in automatico dalle macchine digitali. Quando si scatta una foto, di solito è l’autofocus che imposta i giusti valori per la nitidezza mentre il filtraggio ottico si occupa di definire adeguati filtri e mosaici di colore, che di solito sono integrati nel sensore.

La prima pietra miliare nella storia della fotografia digitale è stata posta da David Paul Gregg nel 1963 con l’invenzione della macchina a disco ottico. Le immagini potevano essere salvate su un disco video solo per pochi minuti e questa funzione la rendeva la prima macchina fotografica con cui era possibile un salvataggio delle foto elettronico.

La maggior parte delle macchina digitali possono anche girare filmati. Questi però richiedono un’elevata frequenza di aggiornamento perché la risoluzione è significativamente più bassa di quella delle immagini statiche. Lo sviluppo di speciali videocamere, con una tecnica pensata ad hoc per l’uso, ha seguito quindi una strada parallela a quella delle macchine fotografiche digitali.

Nel corso degli anni, gli sviluppi tecnologici dei primi sensori e dei chip sensibili alla luce sono stati rapidissimi. Il segno di svolta in ambito tecnico è arrivato nel 1969 con la scoperta di due fisici, Willard Boyle e George Smith, del Charge-Coupled-Device (CCD). Questo chip sensibile alla luce è stato concepito in origine come supporto di memorizzazione e rendeva infatti possibile un momentaneo salvataggio delle immagini. È stato utilizzato per la prima volta in una videocamera elettrica-analogica ed è tutt’oggi, insieme al sensore CMOS, il sensore più diffuso. Produttori come Canon, Kodak e Olympus utilizzano nelle loro macchine i sensori CCD.

All’inizio degli anni 90 le macchine digitali venivano utilizzate principalmente da fotografi professionisti, per esempio in ambito giornalistico. In questo settore svolgeva un ruolo più importante la velocità con cui si trasmettevano le foto piuttosto che la qualità delle stesse.

Per l’uso privato, le macchine digitali hanno iniziato a diffondersi alla fine degli anni 90. Le prime serie sono state messe sul mercato da marchi come Apple, Casio, Kodak, Sony e Canon. La prima reflex digitale si deve a Kyocera, nel 2002, e oggi si contano un numero praticamente infinito di modelli, con prezzi e allestimenti svariati.

Grazie alle rapidissime evoluzioni della tecnologia informatica e della fotografia digitale, il mercato della fotografia, ormai saturo da anni, é rinato. Soprattutto per quello che riguarda l’ambito dei privati, si è assistito ad una vera e propria esplosione del mercato. Con prezzi sempre più bassi, le macchine digitali sono arrivate nel 2003 ad un giro d’affari superiore a quello legato agli apparecchi analogici. Anche per questo motivo la maggior parte dei produttori ha deciso di interrompere la produzione di apparecchi analogici.

Negli anni 2000 le macchine digitali sono state sempre più spesso integrate in altri apparecchi. Se una volta solo pochi cellulari avevano una fotocamera integrata, oggi questa è considerata una dotazione base in tutti i tipi di smartphone, tablet e cellulari.